A proposito di robotica
Venerdì ho partecipato ad un incontro di aggiornamento giornalisti che coincideva con una lezione del corso di bioetica della facoltà teologica con a tema la robotica. E' stato un lungo pomeriggio, inizialmente un po' noioso e verso la fine più interessante, che metteva insieme in realtà diverse cose: il calcolo, la costruzione di robot, la guida automatica delle automobili, l'intelligenza artificiale. Niente di nuovo: tutte cose di cui già sapevo qualcosa e che ho potuto rimetterle con un certo ordine che prima non avevo. Quando però verso la fine la riflessione ha assunto i connotati etici siamo finiti nell'apocalittica. Orizzonti nerissimi, commentati con la solita frase fatta "la tecnologia non è di per sé negativa, ma dipende come la si usa" che è una frase utile almeno quanto "Domani o piove o fa bello". Mi sono chiesto se la bioetica sia tutta qui: far presagire le tinte più fosche di ogni scoperta con l'intento di frenare gli eccessi e l'effetto non voluto di trasmettere che l'etica è un gendarme e non un compagno di strada. Sarà così solo con l'etica cattolica? Forse sì: la sfiducia di fondo verso ciò che gli esseri umani producono è dura a morire.
Etichette: bioetica, giornalismo


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