18 maggio 2026

A proposito di robotica

 Venerdì ho partecipato ad un incontro di aggiornamento giornalisti che coincideva con una lezione del corso di bioetica della facoltà teologica con a tema la robotica. E' stato un lungo pomeriggio, inizialmente un po' noioso e verso la fine più interessante, che metteva insieme in realtà diverse cose: il calcolo, la costruzione di robot, la guida automatica delle automobili, l'intelligenza artificiale. Niente di nuovo: tutte cose di cui già sapevo qualcosa e che ho potuto rimetterle con un certo ordine che prima non avevo. Quando però verso la fine la riflessione ha assunto i connotati etici siamo finiti nell'apocalittica. Orizzonti nerissimi, commentati con la solita frase fatta "la tecnologia non è di per sé negativa, ma dipende come la si usa" che è una frase utile almeno quanto "Domani o piove o fa bello". Mi sono chiesto se la bioetica sia tutta qui: far presagire le tinte più fosche di ogni scoperta con l'intento di frenare gli eccessi e l'effetto non voluto di trasmettere che l'etica è un gendarme e non un compagno di strada. Sarà così solo con l'etica cattolica? Forse sì: la sfiducia di fondo verso ciò che gli esseri umani producono è dura a morire.



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01 febbraio 2026

Il web come il petrolio

 Venerdì mattina c'è stato a Fossano l'incontro dei direttori dei giornali diocesani piemontesi e tra gli altri ha parlato Piero Jarre, ideatore di Sloweb, che sulla linea di Slowfood propone una riflessione sulla lentezza nell'utilizzo del web. Ha fatto un interessantissimo parallelo tra quando si cominciava ad estrarre il petrolio e si vedevano solo i vantaggi della nuova tecnologia e il momento attuale del web in cui si vedono solo vantaggi e possibili applicazioni (fino alla recente intelligenza artificiale). Ma poi si sono viste le conseguenze dell'energia prodotta con risorse fossili fino al surriscaldamento climatico fuori controllo. Perciò bisogna prevedere in tempo le ricadute negative e deleterie di tutte le tecnologie del web. Attualmente il problema rilevante sono i data center che accumulano e rimandano i dati che inviamo con lo smartphone in tutte le sue forme: messaggi, allegati pesanti via whatsapp. Dati center che sono enormi strutture che richiedono tantissima energia e tantissima acqua per raffreddare l'intero sistema. Un macello.

Occorre rallentare  l'uso dello smartphone: sul sito di sloweb si trova una sacco di roba. Rallentare è la nuova parola magica...



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08 marzo 2025

I giornali diocesani

 Ieri ad Asti c'è stato l'incontro dei direttori e amministratori dei giornali diocesani piemontesi (più quello di Genova), che aderiscono alla delegazione regionale della Fisc (Federazione Italiana Stampa Cattolica). Si è fatto un giro della situazione perchè la settimana prossima si incontrerà il Consiglio Nazionale per elaborare un piano di intervento. Una ricchezza indescrivibile e in certe situazioni (Cuneo, Pinerolo, ecc.) anche una potenza economica. Tutti accomunati dal desiderio di fare del buon giornalismo ma soprattutto di cavalcare i cambiamenti epocali che l'online e i social stanno provocando nel modo di fare comunicazione e di informare. Occorre essere all'altezza delle sfide, esattamente come lo erano coloro che hanno fondato dei giornali in epoca di carta stampata. La cosa più bella è stata l'entusiasmo che si respirava e nessuna nota di pessimismo, cosa che invece tende a dilagare negli incontri pastorali... (ma forse un po' meno di una volta). Avanti così.

"Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. " (2Tim 1,7)





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11 gennaio 2025

Fare giornalismo

 Alla riunione di redazione di ieri mattina abbiamo deciso di procedere con due focus (la settimana prossima e quella successiva) che siano una sorta di sommario (civile ed ecclesiale rispettivamente) sugli argomenti che costituiranno sfide per il futuro. Poi poco alla volta nei numeri del giornale verranno approfonditi, uno per uno. Mentre ci veniva questa idea, mi è tornato in mente lo stile del giornale online Il Post, che non dà solo notizie ma racconta storie e narrazioni. Cioè trasforma la notizia nel racconto approfondito di tutto ciò che la circonda in modo che chi legge non debba andare a riprendersi ciò che era successo prima, ma possa capirlo subito. E' il futuro del giornalismo: raccontare e non solo dare notizie. Dare la possibilità al lettore di capire le priorità e le sciocchezze. Fare una cernita senza che tutti se la debbano fare. Naturalmente bisogna stringere un legame di fiducia con chi legge e questa diventa anche la forza del giornale. 

"Libro della storia di Tobi, figlio di Tobièl, figlio di Ananièl, figlio di Aduèl, figlio di Gabaèl, figlio di Raffaele, figlio di Raguele, della discendenza di Asièl, della tribù di Nèftali." (Tb 1,1)




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10 novembre 2024

Cosa significa democrazia

 Un titolo molto ambizioso... Ma il dibattito che si è creato intorno alla Banca di Asti e alla sua Fondazione a seguito del tramonto di Mario Sacco e dell'aurora di Livio Negro a presidente è stata l'occasione. Mi piace pensare che l'azione di Gazzetta d'Asti sia stata una specie di miccia per gettare giù un sistema contrario alla democrazia. E mi piace pensare che l'aurora non necessariamente prelude ad un giorno bello, ma solo ad un giorno nuovo. E dunque occorra la stessa vigilanza, propria di ogni cittadino che meriti di vivere in democrazia. Sì, perchè la democrazia va meritata e va sudata e non va vissuta come rendita. Perciò è salutare il dibattito che è seguito al primo incontro del neopresidente di Fondazione con il territorio, così come era deleterio il sistema precedente. Bisogna solo che le persone si diano una mossa comincino a cercare di capire, così come cercano di capire quando sono toccati da interessi immediati, di condominio, di famiglia, di gestore telefonico, di fornitore di energia: non sono argomenti difficili, sono solo argomenti per chi se li merita.

"Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? " (Lc 12, 56-57)





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09 novembre 2024

100 anni ... di giornalismo

 Ieri ho partecipato ai 100 anni di un giornalista astigiano, in occasione del cui compleanno c'è stato un ritrovo e un revival in Università. Un bel traguardo per uno dei primi che ha fatto il giornalista ad Asti, senza esserlo come formazione. Un giornalismo fatto molto di fiuto e poco di controllo delle fonti, ma un giornalismo da pionieri, che ha comunicato anche alle nuove generazioni lo spirito giusto. E così, al di là del genere letterario "bei tempi che furono", è stata un'occasione per ripensare al ruolo del giornalista oggi, anche in una realtà locale come Asti. Un ruolo delicato ma importantissimo e sempre più mi accorgo di quanto sia evangelicamente necessario portarlo avanti. La "buona notizia" non è solo la bella notizia, ma quella che fa crescere, che fa maturare un pensiero e che tira fuori dalla mediocrità e dalla superficialità.

"Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!" (Gal 1,10)

Luigi Garrone


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01 ottobre 2024

Fake news

 Sono rimasto un po' indietro con il blog ma devo assolutamente citare l'incontro di aggiornamento giornalisti di venerdì scorso che si è tenuto a cura dell'Ordine sulle fake news e sul modello finlandese per combatterle. Ha parlato la direttrice di un giornale locale piemontese che ha partecipato ad una sorta di Erasmus per giornalisti proprio in Finlandia, particolarmente sensibile al tema, vista la vicinanza della Russia che le fake news le usa come armi da guerra. E in sostanza ha detto una cosa apparentemente ovvia: le fake news si combattono educando la gente a partire dai ragazzi a scuola a sgamarle e a non cascarci. Di qui un articolato e molto interessante programma statale al quale collaborano tutti i media finlandesi.

Che dire? Loro hanno i soldi per farlo, noi i soldi ce li siamo spesi nelle generazioni passate per i baby pensionati. Comunque lo spazio di azione c'è anche qua: basterebbe non lasciar correre le innumerevoli bufale che ti vengono girate senza un minimo di controllo dai "bufali dei social" che spesso vestono panni innocui di persone comuni, tendenti a credere alla minima esagerazione.


"Le bugie sono un vizio vergognoso,
e sono sempre in bocca agli imbecilli." (Sir  20,24)


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07 settembre 2024

Una Italia diversa

 Ieri pomeriggio mi sono dato alla pazza gioia e approfittando della sessione di esami a scuola mi sono fermato a Torino per un concerto alla sera. Ho riempito le ore andando pure al cinema, dove ho visto "Campo di battaglia", il film di Gianni Amelio presentato a Venezia. Solo un'ora e venti ma molto intense e molto toccanti, a tratti m'è pure venuta la tentazione di uscire per scene non certo lievi. L'ultimo anno della prima guerra mondiale e la diffusione della "spagnola" attraverso le vicende di alcuni medici. Ma soprattutto la foto di una Italia che non c'è più e i cui ragionamenti assomigliavano molto a quelli dell'Ucraina oggi. Fedeltà al paese, non cedere, non scappare da vigliacchi anche se le condizioni di vita dei soldati sono terrificanti...  Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma alcune scene ricordavano da vicino l'epidemia di covid, anche se allora i giornali non ne parlavano assolutamente. Ecco un'altra cosa cambiata: i media non sono disposti, se non per scelta loro, a fare da "portavoce" a chi comanda.


"La lingua del lattante si è attaccata
al palato per la sete;

i bambini chiedevano il pane

e non c'era chi lo spezzasse loro." (Lam 4,4)



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13 luglio 2024

La giusta evangelizzazione

 Ieri sulla Stampa c'era una intera pagina dedicata alla vicenda di Alessandra Comazzi, giornalista e critica televisiva, che raccontava le sue peripezie dell'ultimo anno con la grave neuropatia e come ne sta uscendo fuori. Un bellissimo racconto, che mette insieme l'incredibile vicenda con la capacità di scrivere che l'ha sempre contraddistinta. Soprattutto un racconto che trasudava di gratitudine per tutti coloro che le hanno permesso di risollevarsi: finalmente una pagina positiva per tutto il personale medico e infermieristico. Ma anche un racconto in cui parlava esplicitamente della fede che l'aveva aiutata e arrivava perfino a citare san Paolo, commentando uno stralcio di una sua lettera. Pensa: su un giornale laico, ripreso anche dalla rassegna stampa del Post, si commenta san Paolo. Quella è la vera evangelizzazione che solo un laico può fare. E sarebbe meglio tarpare un po' le ali (anzi la lingua) a coloro che invece la fanno come "proselitismo" oppure come esercito della salvezza contro il male che c'è nel mondo. Anche promuovere il bene ricevuto in forma di assistenza sanitaria, letto attraverso la Parola di Dio vale come evangelizzazione e probabilmente ha radici più profonde.

“Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinché la possiate sostenere”. (1Cor 10,13)



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04 giugno 2024

Il comodo pessimismo

 Ieri a Passepartout, festival della biblioteca di Asti, è intervenuto il direttore della Stampa Andrea Malaguti. Il titolo: "Le fake news e l'Europa". Il contenuto: tutt'altro. Si è parlato di fake news giusto nei dieci minuti iniziali, distinguendole dalle bugie in modo molto discutibile. Secondo lui le bugie si possono smascherare, le fake news anche se smascherate producono effetto. Della serie: uno può continuare a credere in una bugia se nn vuole ammettere la verità...

Il resto dell'intervento è stato un insieme di luoghi comuni su quel che capita nel mondo, nell'educazione, nella comunicazione, ovunque. Tra l'altro senza neanche un filo logico ma così come l'estro gli ispirava. Conclusione: "mi chiederete una nota di ottimismo alla fine... non ce l'ho" (grazie, ottimo servizio). Domanda dal pubblico: l'economia ormai dirige la politica, ma la politica può tornare ad esercitare un peso? Risposta: la politica è sempre stata guidata dall'economia, perchè le grandi rivoluzioni sono state quelle industriali. Commento: ma se giusto mezz'ora prima avevi detto che l'Europa politica ha ripreso in mano le redini affrontando il covid, i rifornimenti energetici in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, ecc. Ma cosa stai dicendo? 

Non so. Me ne sono andato prima della fine per non arrabbiarmi troppo: se la gente ce l'ha con i giornalisti, sarà mica perchè seminano zizzania in forma di catatrofismi apocalittici di poco valore?

" Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più" (Ap 21,1)



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22 aprile 2024

Fascismo e antifascismo

 La censura di fatto del monologo di Antonio Scurati ha fatto molto parlare. Come in genere succede, l'ideologia fa come la sabbia nell'acqua quando la agiti: intorbida tutto. Se poi si era già in una specie di palude, basta veramente poco a rovinare la trasparenza. E così provando a mettere un po' d'ordine in questo affaire mi sembra che tre siano gli ingredienti di cui discutere:

- il contenuto del monologo, che mi sembra vero al 100% se ci si attiene ai fatti che dice, senza interpretazioni o dietrologie, né da una parte né dall'altra

- il contesto in cui questo monologo doveva essere letto. Non si capisce perchè ci si scandalizzi così tanto, dal momento che certe censure, anche in tono sopraffino, ci sono sempre state a seconda di chi governava in Rai. Quando non si rispetta la professionalità delle persone in nome della difesa di una verità, è difficile non far scattare le censure.

- gli effetti di quel che è successo. Sembra che siamo nelle mani di gente un po' grezza nel  gestire una roba simile: forse una prova Invalsi per ministri, dirigenti e funzionari potrebbe servire più che per gli studenti italiani.



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08 dicembre 2023

La fatica di un editoriale

 Si dice che l'editoriale del direttore sia uno dei pezzi più importanti su un giornale. Perciò va preparato bene e pensato. Lo dice chi non sa come funziona un giornale. La prima pagina è l'ultima ad essere preparata perciò è la meno pensata e l'editoriale a volte è un riempitivo. Il problema è quando devi scriverlo e sei ispirato solo a metà. Perchè se sei ispirato è facile. Se non sei ispirato rifiuti di farlo. Ma se sei ispirato solo a metà "so' c...i". Tipo ieri. Dopo giorni di malattia e di assenza dal giornale (ma era già previsto, perchè sarei dovuto essere con gli scout) arriva il messaggio del caporedattore "Fai un fondo sul Natale, presepi, mercatini, ecc.". Dopo qualche minuto arriva il messaggio dell'impaginatrice: 1.200 battute. Lo butto giù abbastanza easy e comincio a tagliarlo, perchè è venuto di 1.900. Non è facile in poche battute dire tutto quello che volevo, ma stresso sempre tutti che l'abilità di un giornalista è anche di dire cose complesse in tre righe. Lo mando. Bon, finito, mi metto a fare altro. Poi ci ripenso. Non mi piace più, troppo critico e troppo acido. Telefono, anche perchè so che stanno chiudendo. Dico di buttarlo e ne scrivo un altro. Vengono al botto 1.300 battute. Lo mando. Mi piace di più, più letterario, quasi un racconto, ma ambientato nel giovedì in cui la presidente del Consiglio è arrivata ad Asti, cioè giusto ieri.

Questa mattina mi sveglio e mi dico: ho fatto un'omelia, non un articolo. L'ho scritto da parroco, non da direttore del giornale. Ma ormai è tardi. Insomma, l'editoriale semiispirato è un gran casino.

 "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,1-2)

anche lui non sapeva come farsi capire...



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21 ottobre 2023

Il virus dell'ideologia

 Ieri c'è stato l'incontro dei direttori dei giornali diocesani di tutto il Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria. Tra gli argomenti l'idea di scrivere qualcosa insieme per le vicende del Medio Oriente. Ma cosa scrivere e come scrivere? Già lì vi erano posizioni diverse: chi più a favore di Israele, chi più contro, chi più a favore di appelli generali per la pace, e così via. Una delle linee che io condividevo e che ho anche esposto era quella di smascherare le posizioni ideologiche, quelle cioè che partono dai fatti ma li cucinano per avvalorare le loro idee, senza mai metterle in discussione oppure vagliarle con spirito critico. C'è molta, troppa ideologia nel dibattito sul Medio Oriente e anche da parte dei movimenti pacifisti: non si arriva a nulla, perchè non si parte dai fatti obiettivi e totali, ma solo da qualche fatto parziale o addirittura da idee teoriche (sionismo, antisionismo, pacifismo radicale, guerrafondismo totale). Ma la gente muore e muore da ambo le parti e muore a causa di chi li usa per affermare le proprie posizioni.


"«È caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo,
carcere d'ogni uccello impuro e aborrito
e carcere di ogni bestia immonda e aborrita."
(Ap 18,2)



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08 agosto 2023

Dalla Gazzetta a Bruxelles

 E' di un po' di giorni fa, ma pur avendo nulla da fare sono indietro su tutto... Un giovane che scrive su Gazzetta ha vinto un posto in un ufficio stampa del partito popolare al Parlamento Europeo. Peccato... Perdiamo uno veramente in gamba, capace non solo di scrivere ma anche di fare ricerche e indagare. Uno che è arrivato in Gazzetta prima che ci tornassi io da direttore e che aveva iniziato con il fare alternanza scuola-lavoro. Ecco un esempio di come il giornale dovrebbe essere per i giovani: un trampolino di lancio. Siamo tutti contenti per lui e lui ha mostrato una grande riconoscenza per il giornale, che ci ha sempre investito sopra. Speriamo non sia l'ultimo. E speriamo di trovare un altro che lo sostituisca...

"Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me." (Es 19,4)



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07 dicembre 2022

deontologia giornalistica

 Gli ultimi crediti necessari per l'aggiornamento giornalisti li ho guadagnati ieri in un incontro che si è svolto ad Asti sull'etica del giornalismo e l'elenco delle carte dei diritti, che è stato trattato dal presidente dell'Ordine del Piemonte. Un'ora e mezza inizialmente di purga, perchè tutte cose già risapute (ma che fa sempre bene rinfrescare) e poi interessanti man mano che si parlava di carte meno conosciute o più recenti. Alla fine sono stato soddisfatto di aver partecipato e mi sono detto che se la gente sapesse il lavoro che c'è dietro all'attività giornalistica non farebbe di tutta l'erba un fascio, condannando i giornalisti a "fare sensazione". In fondo quelli che fanno i furbi sono una minoranza, ma come in tutte le categorie (preti idem) una minoranza che infanga una maggioranza. Ma mi sono anche convinto ulteriormente di una cosa che pensavo già prima e che ieri ho sentito ribadire dalle alte sfere: i diritti e doveri dei giornalisti non sono di una categoria ma sono per tutta la collettività, perchè uno dei pilastri della democrazia è la possibilità di parlare contro i potenti. 

"Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio." (2 Mac 7,30-31)

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15 settembre 2022

Giornalismo e democrazia

 Sto scoprendo in questi giorni la vera missione del giornalista... Ho partecipato ad un incontro alla Util di Villanova per l'inaugurazione di un nuovo reparto con tanto di visita e di interventi dell'amministratore delegato sulla situazione dell'azienda e sul suo impatto con il territorio. Devo dire che se non metti gli occhiali del giornalista, vedi le cose dal punto di vista dell'azienda e non sempre coincidono con la realtà. Non che ciò che ti dicono è sbagliato. E' solo ordinato in un certo modo... Fortunatamente tra colleghi ci siamo anche parlati: problemi con il personale che non è aggiornato e tentativi di trasferirli in Messico... Era uscito qualche settimana fa: prob. una visita del genere era per riprendere in mano il boccino e cominciare una nuova partita...

Poi sempre ieri ho dovuto "pretendere" una dichiarazione dal presidente regionale di una associazione cattolica sulla situazione di un asilo paritario di Asti in gravi difficoltà, dopo che il Consiglio di Amministrazione di quest'ultimo ha sparato a zero sulla stessa associazione. Non volevano pubblicare nulla, perchè, diceva "siamo abituati ad affrontare i problemi e non a metterli in piazza...". E io mi sono detto: ma la gente, quella che non sa cosa stia succedendo lì, non ha diritto di sapere e di saperlo nel modo più oggettivo?

Insomma: il giornalista ha un compito indispensabile verso la gente per garantire che la democrazia non si trasformi in un sistema di addetti ai lavori, che non devono essere disturbati da persone che intralciano i loro piani.


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07 luglio 2022

Censura o cosa?

 Un incidente increscioso ieri mi ha tenuto occupato per tutta la mattina e mentalmente anche nel pomeriggio e alla sera. Avevo fatto scrivere ad una ragazza che solo un'altra volta aveva fatto un articolo, dimostrando capacità superiori e fiuto giornalistico. Questa volta si trattava di intervistare il presidente del Cai di Asti sulla tragedia della Marmolada per sentire il suo parere. Una cosa all'ultimo minuto e che la ragazza aveva accettato di scrivere a distanza (era in vacanza al mare) attraverso un'intervista telefonica registrata, poi sbobinata, messa per iscritto e perfino inviata all'intervistato per una verifica di quanto detto. Insomma: eccezionale. L'intervista l'ho letta poi dopo ed aveva ottime domande.

Insomma tutto a posto? No, perchè i genitori, in particolare la madre, mi hanno telefonato cercando di convincermi a non pubblicare l'intervista perchè a detta loro il presidente del Cai aveva minimizzato i pericoli, parlando anche di turismo e mettendo in pericolo altra gente che, leggendo l'intervista, si sarebbe autogiustificato per commettere imprudenze. Dunque il problema non era quello che aveva fatto la figlia (mi ero anche offerto di firmare solo con le iniziali, mantenendo l'anomimato oppure di firmare io il pezzo) ma ciò che era stato detto. Hanno cominciato a fare pressioni, quasi lacrimevoli ma senza alcuna volontà di capire che non avevamo intervistato uno qualunque, ma il presidente del Cai, che qualche competenza sulla montagna ce l'ha... Ho dovuto troncare brutalmente e dopo altri messaggi, non rispondere più.

Incredibile: c'è una censura legata al potere e c'è il desiderio di censura "in buona fede" di coloro che, pensando di fare bene, non si rendono conto di denigrare il lavoro giornalistico e la competenza degli esperti.

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01 aprile 2022

Parole d'odio

 L'altra mattina sono stato a Torino per un incontro di aggiornamento per giornalisti sul linguaggio di odio. Molto interessante la "piramide dell'odio": si parte dallo stereotipo (che però non esprime un giudizio), si passa al pregiudizio (stereotipo + giudizio) e si arriva alla discriminazione (stereotipo + giudizio + azione conseguente). Quando però ha parlato il secondo relatore, Stefano Rogliatti, operatore video del Tg3 e ha raccontato della guerra in Ucraina da cui era recentemente tornato... allora è stato contestato anche in toni decisi. In fondo lui voleva far capire che il linguaggio di odio non è solo russo, ma anche ucraino (quest'ultimo giustificabile, ovviamente) ma ha creato casini in aula. Così abbiamo sperimentato in presa diretta il... linguaggio d'odio 😅

E' complicato gestire il linguaggio in certe situazioni, ma è quello che tutti dobbiamo sforzarci a fare e non solo i giornalisti...

"Meglio inciampare sul pavimento che con la lingua;
è così che la caduta dei cattivi giunge rapida." (Sir 20,18)




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16 gennaio 2022

L'informazione ad Asti

 Due giorni fa ho avuto modo di scambiare due battute con un mio collega, direttore di giornale locale che però non è astigiano. Mi faceva piacere sapere se confermava alcune mie impressioni sull'informazione ad Asti. Io ormai sono 25 anni che vivo ad Asti, ma la mia testa è sempre stata di fuori (tra S. Damiano, Torino e Alba). E lui, senza che io gli dicessi che cosa pensassi, mi ha detto le mie stesse impressioni: una informazione "seduta", molto ossequiosa verso chi governa e gestisce le cose in città, sia per mandato istituzionale, sia dietro le quinte, al punto che se scrivi contro qualcuno susciti non contrasti, ma...stupore. Stupore per il fatto che tu faccia il tuo mestiere di giornalista e non ti accontenti dei comunicati stampa, ma vuoi andare a "vedere", nel senso del poker... 

Certo non è tutto così: ci sono giornalisti ben all'altezza della situazione. Ma il sistema generale di rapporti media-politica è paludoso e se bisogna dare una botta, bisogna aspettare che sia gente di fuori.

"Amasia disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati verso il paese di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno»." (Am 7,12-13)




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06 dicembre 2021

Tra giornalisti e poeti

Sabato sono andato in un centro culturale albanese per parlare di giornalismo e di descrizione del territorio. Insieme ad un collega abbiamo deciso di far scrivere loro 30 righe per descrivere o il loro paese di origine oppure Asti. Ne sono venuti fuori bellissimi pezzi tra il poetico e il giornalistico, che potevano essere utilizzati benissimo per un giornale. Soprattutto traspariva netta l'emozione dell'emigrato, che vive una specie di doppia identità tra due patrie diverse. Uno dei più anziani ha però descritto Castelnuovo don Bosco, dove attualmente risiede. C'era anche un'italiana che ha descritto Asti tra enogastronomia e tradizioni storiche. E c'era una signora del Kazachistan, che ha descritto la sua terra. Insomma: pur per gioco, pur per esercizio, ma si è capito che le nostre radici sono importanti. E che non ci si può sentire cittadini del mondo rinnegando le proprie radici, come non si può veramente dialogare se non a partire da convinzioni personali.


"Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?" (Sl 136,6)



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