26 agosto 2026

Escatologia come via di uscita

 Leggendo l'ultimo numero di Archivio Teologico Torinese, la rivista della Facoltà, ho trovato un articolo curioso intitolato "Tra escatologia ed escapologia. Il quotidiano alla luce della speranza cristiana" di Gianluca Chemini di Milano. Inizia con l'aneddoto di un giovane che, sentendo che si occupava di escatologia (cioè di teologia delle "cose ultime": morte, resurrezione, aldilà) ha capito parlasse di escapologia (disciplina per imparare a uscire da stanze chiuse, prigioni, catene, ecc.). Il termine è lo stesso dei giochi di escape rooms che stanno dilagando tra i giovani. Al di là dell'equivoco l'autore ci riflette e arriva ad una interessantissima conclusione: l'escatologia cristiana è una delle migliori forme per uscire fuori dal grigiore quotidiano e dalla pesantezza di questi tempi. Senza fare troppe sintesi l'intuizione è illuminante: sapere che niente è assoluto, perchè tutto è relativo al ritorno del Figlio dell'Uomo alla fine dei tempi permette di cadere nel perfezionismo, nell'efficientismo e nella razionalità esasperata dei nostri tempi che alla fine genera angoscia. Prendere le cose più alla leggera non è superficialità, ma la saggezza di pensare che questo non è il mondo definitivo.


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