12 settembre 2026

Il vescovo trumpista

 Ha lasciato il vescovo di Alessandria. Ha ceduto alle pressioni vaticane di fare un passo indietro, ora che si erano create spaccature così ampie nella diocesi che la falda di sant'Andrea in California al confronto è solo un fossato. Senza fare un'analisi dettagliata di cause, dinamiche e moventi di cui non sarei capace, posso solo registrare una analogia nella cose per cui ci ho avuto a che fare (scoutismo, scuola di teologia, comunicazioni sociali): il Trump dei vescovi. Impossibile averci a che fare o aggirarlo per interlocuire con i sacerdoti legati allo scoutismo alessandrino: lui era l'assistente ecclesiastico di fatto, nominato...da se stesso. L'unico a chiedere una sezione di scuola teologica a distanza (ovviamente legata a Genova e non a Torino) dopo la Caporetto della Scuola Interdiocesana Teologica e dell'Istituto Superiore di Studi Religiosi ovviamente legata a lui e dove lui avrebbe insegnato. L'unico vescovo in tutte le diocesi piemontesi ad essere costantemente intervistato su tutto (ma proprio su tutto) ogni settimana dal settimanale diocesano alessandrino "La voce alessandrina". In questo caso la chiesa si dimostra decisamente più avanti della società secolare: in 14 anni ha risolto benevolmente la situazione, mentre Trump è lì da 14 anni, senza che si sappia dove mandarlo. Forse in Groenlandia a coordinare inuit, pinguini e iceberg?



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