12 settembre 2026

Il vescovo trumpista

 Ha lasciato il vescovo di Alessandria. Ha ceduto alle pressioni vaticane di fare un passo indietro, ora che si erano create spaccature così ampie nella diocesi che la falda di sant'Andrea in California al confronto è solo un fossato. Senza fare un'analisi dettagliata di cause, dinamiche e moventi di cui non sarei capace, posso solo registrare una analogia nella cose per cui ci ho avuto a che fare (scoutismo, scuola di teologia, comunicazioni sociali): il Trump dei vescovi. Impossibile averci a che fare o aggirarlo per interlocuire con i sacerdoti legati allo scoutismo alessandrino: lui era l'assistente ecclesiastico di fatto, nominato...da se stesso. L'unico a chiedere una sezione di scuola teologica a distanza (ovviamente legata a Genova e non a Torino) dopo la Caporetto della Scuola Interdiocesana Teologica e dell'Istituto Superiore di Studi Religiosi ovviamente legata a lui e dove lui avrebbe insegnato. L'unico vescovo in tutte le diocesi piemontesi ad essere costantemente intervistato su tutto (ma proprio su tutto) ogni settimana dal settimanale diocesano alessandrino "La voce alessandrina". In questo caso la chiesa si dimostra decisamente più avanti della società secolare: in 14 anni ha risolto benevolmente la situazione, mentre Trump è lì da 14 anni, senza che si sappia dove mandarlo. Forse in Groenlandia a coordinare inuit, pinguini e iceberg?



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13 agosto 2026

Concentrazione di cariche

 Sarà che sono ipersensibile sui meccanismi democratici, anche se la Chiesa non è una democrazia. Ma il primo pensiero che ho avuto quando ho saputo che il cardinale di Torino Repole è diventato membro del Consiglio per l'Economia in Vaticano è che la concentrazione di cariche non è mai un buon segno. Non è tanto il fatto di competenze e curriculi (magari anche all'interno di un Consiglio dell'Economia è buona cosa avere un teologo) e neanche la persona in sé (ci conosciamo bene da colleghi a scuola e anche per altre cose e lo apprezzo molto), ma è proprio il meccanismo in sé. Era stato nel 2025 nominato membro del Dicastero per la dottrina della fede e membro del Dicastero per la cause dei santi, probabilmente luoghi in cui può muoversi meglio. Possibile che non c'era un altro tra le decine di cardinali che potesse entrare in questo Consiglio per l'Economia?




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05 giugno 2026

Interesse per la chiesa 2

 Un secondo segno di interesse per la Chiesa è emerso mercoledì sera quando l'arcivescovo di Torino Roberto Repole è intervenuto al festival della biblioteca astense Passepartout, per parlare di "voci di speranza". E' stata una articolata e dotta trattazione sul venir meno dell'idea di comunità, erosa in particolare da una prospettiva ipercapitalista che divora "i suoi figli", i presupposti sui quali si fonda, ma anche dallo sviluppo digitale che incoraggia un atteggiamento individualista sfrenato. Ad esso ha contrapposto la ricostruzione dei legami di fiducia e dell'idea di gratuità e di dono, come basi per riedificare un senso di comunità nuovo, che tenga conto del mondo com'è oggi e non com'era ieri. Molti riferimenti a filosofi contemporanei, poco tempo per dibattere (non si sa come mai gli organizzatori hanno troncato dopo una sola ora) e l'impressione che la Chiesa aveva veramente qualcosa da dire anche a chi non si riconosce in essa.

E di nuovo l'impressione che all'interno del mondo ecclesiale si sia sempre un passo indietro: negli anni della contestazione ci si beava delle chiese e oratori pieni (ma sappiamo come già allora si fosse inceppato il meccanismo di trasmissione della fede); quando cominciava l'allontamento dalla chiesa, si era intenti a condannare la superficialità della fede in nome di una fede a tutto tondo (e questo andava fatto prima); quando è emersa la secolarizzazione in tutta la sua portata ci si è abbandonati al lamento sterile e ora che c'è un rinnovato interesse per il messaggio cristiano noi siamo intenti a dibattere su quale ruolo deve avere la chiesa nel mondo secolarizzato. 




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04 giugno 2026

Interesse per la Chiesa 1

 Ho ascoltato un podcast del Post, intitolato Amare Parole e pubblicato dalla linguista Vera Gheno, dedicato interamente all'enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV. Lei è non credente e  dimostrava ovviamente di non essere troppo dentro alle argomentazioni teologiche ma la sua posizione era decisamente interessante per leggere la Chiesa (e noi) dall'esterno. Ha apprezzato molto il modo semplice e divulgativo di presentare le sfide della tecnologia oggi, come anche i riferimenti neanche troppo indiretti, sebbene garbati e istituzionali, ai potenti politici e tecnologici, che fanno il bello e il cattivo tempo. Ha apprezzato anche ogni riferimento alla costruzione dal basso delle società e i modi con cui argomenti "da cristiani" potessero essere condivisi anche da non credenti. Quando non era troppo in sintonia, diceva che in quei punti il papa ragionava "da Papa" e "secondo la tradizione", ma quasi giustificandolo, come se lui avesse anche potuto dire oltre e decidesse per saggezza istituzionale di non forzare le cose. Così pure la citazione di Tolkien ("Il Signore degli anelli") in genere tirato a sé dall'ideologia di destra e che invece in questo caso dice il contrario: pensare alle generazioni future e lottare contro il male ora, senza pretendere di dominare tutto.

Insomma: si conferma l'interesse per il pensiero ecclesiale e si conferma l'importanza di confrontarsi su queste cose, lasciando da parte magari altri discorsi più autocentrati e più triti e ritriti.



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22 maggio 2026

La nuova enciclica

 La determinazione con cui papa Leone XIV affronta le questioni spinose e la mitezza con cui porta avanti il suo ministero mi insegna tante cose. A volte si è determinati fino alla durezza e a volte si è miti fino alla paludosità. Invece lui tiene insieme le due cose. E così, come da tempo aveva pensato, ecco una riflessione sull'intelligenza artificiale, molto attesa da quando ha scelto quel nome come continuità con la riflessione sociale di Leone XIII. A ben vedere lo Spirito guida bene la Chiesa: l'esuberanza di Giovanni Paolo II ha richiesto la riflessione pacata di Benedetto XVI e ora la clamorosità di papa Francesco richiede la riflessione pacata di Leone XIV. Purtroppo non sempre le chiese locali stanno al passo con la rivoluzione sinodale e con la decisione di guidare il gregge fuori dalle secche dell'abitudine. Domani sera ci sarà la veglia di Pentecoste: speriamo di diventare tutti un po' più docili e un po' meno ingessati...



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20 novembre 2025

La carovana della pace

 Ieri ho partecipato alla tappa della carovana della pace delle Acli ad Asti con un dibattito pubblico al Cpia durato due ore. Sono intervenuti rappresentanti sindacali, un consigliere comunale, uno del patronato nazionale Acli (tra l'altro mio antico amico-collega ai tempi della Gioc), l'incaricato regionale alla pastorale sociale e del lavoro. Ne sono uscito con sentimenti contrastanti. Per un verso mi sono portato a casa la passione per i temi sociali che non si percepisce molto in giro ultimamente soprattutto da quelli della mia generazione. Mi sono portato a casa la sensazione che come comunità cristiane stiamo vivendo in un nostro mondo fatto di discussioni che non sono quelle della gente comune. Mi sono portato a casa la bella testimonianza di dialogo in politica e nell'attività bancaria del consigliere comunale che è stato molto incisivo e anche la riflessione del rappresentante del patronato che ha trasmesso quanto dalle attività di servizio e consulenza si possa lavorare per la pace.

Dall'altra ho avuto anche la sensazione che ci si parla addosso con schemi mentali di anni fa e che certi interventi erano assolutamente scontati. Una specie di esercizio di stile che denota le proprie posizioni prese ma che difficilmente può essere attraente. 

Ma alla fine mi sono detto che ne è valsa la pena, almeno come sforzo di uscire dalla "bolla" in cui a volte in parrocchia si vive.




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10 agosto 2025

L'esempio dei monasteri

 Sempre a proposito di Europa (ormai è diventato un tarlo). Sapevo del ruolo che aveva avuto san Benedetto e il monachesimo occidentale nel far passare l'Europa dall'antichità dell'impero romano al Medioevo, non solo offrendo luoghi di rifugio, ma vere e proprie cellule della futura società, che trasmettono la cultura antica e la mediano con il cristianesimo. Inoltre riformulando alla base la spiritualità che diventa non solo più "ora", ma anche "labora". Leggendo l'ultimo numero di Vita e Pensiero, mi sono imbattuto in un articolo intitolato "La prima costituzione fu monastica e medievale" di Nicolangelo D'Acunto. In soldoni sottolinea che i monasteri (quelli però medievali, cistercensi, di derivazione benedettina, ma riformati) sono stati i luoghi in cui si è sperimentata una "costituzione", la cosiddetta "carta di carità" per mettere in rete e dare una base comune a tutti i monasteri dell'ordine. Tramontata la struttura di un monastero centrale (come Cluny) da cui dipendevano gli altri, ora si va verso una sorta di democrazia, in cui tutti i monasteri sono sullo stesso piano ma hanno bisogno di un punto di riferimento comune, una sorta di costituzione.

Ancora una volta la Chiesa e il cristianesimo hanno precorso i tempi, trasformando una situazione critica e di fine epoca nell'avanguardia di cosa sarebbe poi successo anche a livello civile, ma molti secoli dopo. Ma allora: possibile che anche oggi non si possa recuperare quello spirito e guardare alla chiesa come luogo di sperimentazione di ciò che sarà e non solo museo o torre d'avorio per chi teme il domani?

"In questo decreto, i suddetti fratelli, per prevenire un possibile naufragio della pace comune, chiarirono, stabilirono e trasmisero ai loro successori, con quale patto e in quale modo o, meglio, con quale carità i loro monaci, separati fisicamente nelle abbazie sparse nelle diverse parti del mondo, fossero indissolubilmente uniti nello spirito" (Prologo della Carta Caritatis)


la Carta Caritatis cistercense del 1119


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30 maggio 2025

La potenza della riforma protestante

 Sono andato a vedere ieri il film "L'ultima regina", che parla di Caterina Parr, ultima moglie di Enrico VIII. Un film che colpisce ma soprattutto che fa emergere la modernità (per i tempi) della Riforma Protestante e del suo accento sulla coscienza individuale e sul rapporto diretto con Dio a partire dalle Scritture... Ogni generazione ha il suo cavallo di battaglia rivoluzionario e quella aveva sicuramente le istanze portate avanti dalla Riforma. La nostra ha i temi Lgbt, quella precedente la pace e l'obiezione di coscienza all'esercito. Ma tutte hanno in comune la stessa istanza: mettere in discussione delle cose date per scontato, trovare uno spazio di trasformazione della società e affermare la libertà e la coscienza individuale contro le pressioni (anche soft) esercitate dall'alto di qualche autorità.

"Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. " (Gal 5,1)




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04 maggio 2025

Il problema è la chiesa

 Dopo una settimana di campo scout con i giovani di 20-21 anni di mezza Italia (i più lontani da Roma) mi convinco ancora una volta che sono passati i tempi dell'ateismo militante delle giovani generazioni. L'interesse è buono, genuino, senza troppi pregiudizi a parte qualche legittima obiezione dal punto di vista della scienza nei confronti della fede. Restano forti le resistenze sulla chiesa e sul suo ruolo nel mediare la fede. Si va dalla polemica aperta al rammarico di non riuscire a esprimere una chiara scelta di fede perchè implicherebbe accettare la Chiesa. Perciò l'annuncio cambia: tenere calda l'adesione a Cristo e al Vangelo, rispetto alla quale la strada è spianata, è ingegnarsi nel far comprendere il senso della presenza della Chiesa. Ovviamente il campione statistico non è di tutti ni giovani ma solo di quelli scout, che oltretutto stanno interrogandosi su come concludere il loro percorso. Diremmo una élite, ma comunque una élite non scontata, le cui sollecitazioni andrebbero prese sul serio, perchè delineano il futuro della chiesa.

"Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento" (At 28,30-31)











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24 aprile 2025

L'eredità del Papa

 Ci sono voluti un po' di giorni per riordinare le idee. La morte del Papa ha colto tutti di sorpresa e solo ora a mente fredda posso pensare qualcosa "a voce alta". Intanto che indietro non si torna, verrebbe da dire. Non tanto per le idee che ha portato avanti (dalle idee si può sempre tornare indietro, perchè non hanno consistenza), ma per i processi che ha innescato. Almeno quattro.

La dimensione internazionale della chiesa con cardinali che arrivano dalle periferie e la sottorappresentanza europea. E chi arriva da lontano vede le cose diversamente da chi le vede dal centro. Capita perfino con la chiesa astigiana: i paesi vedono il futuro della chiesa molto meglio che le parrocchie cittadine che perlopiù pensano di stuccare un muro che richiede interventi di ristrutturazione.

La dimensione sociale della chiesa con encicliche che toccano temi rilevanti e organizzazioni (come "l'economia di Francesco") che hanno mosso i primi passi. Anche questo è ancora marginale nella chiesa italiana che si accontenta spesso di fare della carità attraverso la Caritas. Certo non è assistenzialismo, ma converrebbe investire molto più in altri settori di pastorale sociale.

Il valore del discernimento nel giudicare situazioni delicate invece dell'affidarsi solo alla legge morale. Anche questo è un movimento da cui non si torna indietro perchè sta riportando nell'alveo ecclesiale gente che ne era al di fuori a causa delle condizioni del proprio matrimonio o della propria vita sessuale. E anche qui le diocesi non  brillano molto, dal momento che spendono tanto tempo a fare programmi, piani e costruzioni mentali simili, quasi misurando l'efficacia della propria opera su quelli.

La sinodalità. E' il metodo con cui la chiesa agisce ormai a livello mondiale. E su questo c'è tanto da imparare tutti.

Buon futuro papa Francesco e non custodisci dall'alto questa umanità.

"Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche." (1 Tm 2,8)



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06 aprile 2025

La svolta sinodale

 Ho lasciato passare due giorni dal ritorno dal Sinodo Italiano a Roma per scrivere qualcosa. Due giorni per lasciar acquietare le turbolenze che hanno generato quell'evento e la grande decisione di prolungare i tempi, rinviando addirittura l'Assemblea dei vescovi di maggio che avrebbe dovuto ratificare il documento finale, con la conseguente decisione di indire una terza assemblea sinodale il 25 ottobre prossimo.  E tutto per un dibattito in sala Nervi martedì mattina in cui la stragrande maggioranza degli intervenuti ha sparato a zero, pur con pacati, sul documento fatto a proposizioni. Al di là di quello che è effettivamente capitato e che magari sarà l'occasione per un post domani, l'impressione è che per la prima volta la Chiesa Italiana nelle sue articolazioni centrali sia ben più avanti del tran tran di diocesi e parrocchie che continuano stancamente a rimescolare minestra scaldata perchè non vivificata dal metodo sinodale. Un metodo che richiede pazienza (e noi tendiamo a cercare i risultati subito), tenacia (che non esiste se continui a passare da un programma all'altro senza cercare di capire se è stato incisivo) e sostanza (che noi italiani abbiamo poco, al punto che pensiamo che basti parlare e discutere delle cose per averle fatte). Un metodo che richiede dei passaggi precisi e non solo il generico ascolto, ma neanche solo la decisione: occorre non solo vedere e agire, ma anche valutare e valutare alla luce dello Spirito. Intanto una decisione l'ho già presa: dopo due anni di assenza di un consiglio pastorale della città con la presenza di laici e di tutte le anime delle parrocchie cittadine non parteciperò più ad incontri del clero della città, responsabile di questa inerzia e soprattutto neanche conscio di quanto sia sbagliato decidere sulla sorte della pastorale urbana (sempre che ne esista una) senza la voce dei più. 

"Non contendere con un uomo chiacchierone
e non aggiungere legna al suo fuoco." (Sir 8,3)



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15 dicembre 2024

Quando i ragazzi riempiono la chiesa

 Reduce dalla messa alle 8,30 con la presenza di tutto il gruppo scout di Asti che celebra il "Natale di gruppo". Ha sconvolto abbastanza le abitudini, al punto che qualche ministrante non si ricordava più cosa doveva fare. Ma è stato un bel segno anche per il resto della gente che normalmente partecipa alla messa. Come ha detto qualcuno "E' bello vedere tanti ragazzi a messa". Non li vedono più come quando erano loro più piccoli... 

E già che non si sentiva cosa dicevano, che ritardavano nel fare ogni cosa, che il canto era un po' "addormentato", che chi leggeva leggeva veloce per l'agitazione e non si capiva tanto. Ma queste cose non c'entrano. L'impatto visivo e l'atmosfera che si respirava era diversa dal solito. Ecco una cosa di cui tenere conto. E' bello che i giovani partecipino per conto loro e con grande convinzione alla messa, ma è anche bello ogni tanto che vi partecipino insieme, possibilmente "in massa" perchè siano un bel segno di speranza per il futuro del Vangelo.

"Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato Daniele, Anania, Misaele e Azaria: "Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare verdure e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi deciderai di fare con i tuoi servi come avrai constatato". Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni, al termine dei quali si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re. " (Dn 11,15)

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11 novembre 2024

Come ammortizzare i cambiamenti

 Ieri sera ho partecipato in dialogo con il vescovo ad un incontro a Calosso per la presentazione del suo libro "Dio, dove si finito?". Non è la prima volta che parlavo del suo libro ma è la prima volta che partecipavo ad una sua presentazione. E ad una sua presentazione in un paese. Ed ho scoperto che è un modo molto interessante di dibattere sul futuro della chiesa e per allargare il confronto. Infatti c'erano persone di età tendenzialmente avanzata, che alla fine hanno posto alcune domande e hanno detto la loro. Una forma di sinodalità che parte da una "scusa", la presentazione di un libro, per coinvolgere nella discussione. E per fare in modo che certe discussioni non siano riservate a luoghi di elite (consigli pastorali vari) ma alla periferia. Perciò: molto bene, a prescindere poi da cosa si dice.

"Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra
tutti coloro che ascoltavano la Parola.
 " (At 10,44)




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12 ottobre 2024

Minestra riscaldata

 E' l'immagine che descrive l'incontro ieri sera dei consigli pastorale diocesano e presbiterale riuniti per dare un contributo sui Lineamenta del sinodo italiano. Brodo riscaldato e non certo per colpa di chi ha gestito l'incontro. Dopo 40 anni di discussioni sull'iniziazione cristiana ecco che si torna a parlare di quello. Mi sa che il problema si risolverà quando i bambini che vi partecipano saranno così ridotti di numero che non sarà neanche più necessario trovare catechisti. Ma la cosa incredibile è che tre anni di sinodo ha prodotto ciò che già si sapeva. Vero: si dice che occorre imparare la comunicazione nello spirito. Come al solito all'italiana una volta forgiato lo slogan di turno sembra che abbiamo già fatto tutto. Ma ieri non è neanche stata una comunicazione nello spirito secondo il metodo rigidamente delineato da qualche guru pastorale della Cei. 

L'unica spiegazione è che il Signore permette sta mole di parole (fase narrativa con i cantieri, fase sapienziale con le costellazioni, fase profetica con le traiettorie) perchè fa come quando si vede Crozza o la Littizzetto: per passare una serata a ridersela. Solo che Crozza e la Littizzetto fanno ridere e lo sanno, noi siamo seri e facciamo ridere.


"C'è forse qualcosa di cui si possa dire:
"Ecco, questa è una novità"?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto."
(Qo 1,10)



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05 luglio 2024

Il disastro dei conservatori

 Nel Regno Unito il partito conservatore ha passato le sue ore peggiori. In pochi anni ha dilapidato un capitale di storia e di consensi e ha mandato il paese sull'orlo della rovina. A volte guardando alle grandi istituzioni ti sembra che non debbano mai venir meno e invece no. E' possibile che scompaiano come la Chiesa è scomparsa per secoli dal nord Africa, dopo aver dato natali a gente come s. Agostino nei primi secoli. Può scomparire la chiesa in Italia? Sì, almeno come la conosciamo noi. E anche gente responsabile di comunità, di nazioni, di città può mandarle benissimo in rovina: per questo conviene che la gente vigili e che coloro che fanno "opposizione" oppure sono dentro la comunità cristiana con ruoli di guida sappiano prevenire tutto questo e fare le mosse giuste. La storia darà il giudizio su chi oggi guida la Chiesa e le nazioni, le città e le comunità. E darà anche il giudizio a tutti noi che, pur non avendo responsabilità esplicite, ne abbiamo di morali.


"È caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo,
carcere d'ogni uccello impuro e aborrito
e carcere di ogni bestia immonda e aborrita."
(Ap 18,2)



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08 giugno 2024

La chiesa di domani

 A differenza di lunedì scorso, l'intervento di Alberto Melloni di ieri sera a Passepartout è stato notevole. Intitolato "Gli orizzonti della fede alla prova della storia" ha tracciato un notevole affresco sulla chiesa cattolica oggi e sulle sfide della fede. Molto diretto, senza mezzi termini, è stato capace di non mitizzare papa Francesco, "un militare come solo può esserlo un Gesuita", pur riconoscendo che la Chiesa Cattolica è l'unica in cui un leader del sud del mondo comanda anche il nord. E' stato capace di denunciare le stagioni in cui la chiesa di Roma chiede ai teologi di non pensare e di obbedire, creando le premesse dei disastri successivi (ultima stagione: Ratzinger alla Congregazione della Fede che interviene su tutto lo scibile, facendo tabula rasa del pensiero teologico. E soprattutto è stato capace di distinguere tra fede e religione e a portare la riflessione alle logiche conseguenze. Forse un po' alto come livello, ma almeno qualche dubbio l'ha posto e qualche dritta l'ha data. Nella Chiesa per poter obbedire nel modo giusto occorre chiamare le cose col loro nome: l'obbedienza, come diceva il nostro padre spirituale in seminario, non è la rinuncia a pensare, ma solo la sottomissione dell'agire. 

"Un cuore intelligente acquista sapienza
e l'orecchio dei saggi ricerca la scienza"
(Pro 18,15)



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19 maggio 2024

Tre chiese

 Ieri sono stato testimone e partecipe di tre eventi di chiesa, che mi hanno messo di fronte agli occhi quanto variegata sia la Chiesa di Dio.

L'ordinazione presbiterale di don Stefano Accornero mi ha trasmesso il senso della solennità. Una solennità che ha messo insieme i gesti del rito, compiuto da moltissimi sacerdoti provenienti anche da altre diocesi, la freschezza della presenza giovanile e in particolare della figura di don Stefano che faceva bene al cuore, il calore della gente e la perfezione del canto che però in molti tratti sembrava "algida": formalmente perfetta ma senza sentimenti.

La prima comunione di un bambino autistico, celebrata con il gruppo scout e preparata con grande cura mi ha trasmesso invece l'attenzione verso i più deboli, la centralità assoluta dei bambini e la capacità che loro hanno di "educare" i grandi. Un'emozione che intrecciava l'umanità del momento e la percezione della fragilità che il Signore ha attraversato per comunicare la sua forza d'amore.

L'accoglienza del cardinal Dziwisd a Isola e Santo Stefano di Montegrosso con il dialogo con lui e la cena insieme mi hanno trasmesso la chiesa del passato. Una chiesa che non c'è più, se non in oasi come quei paesi in cui è ancora veramente l'anima del luogo. Non era fastidio, anzi: il contatto con la fede popolare è sempre rinfrancante. Ma veniva la domanda: quanto potrà ancora durare?

Oggi Pentecoste è veramente la festa della varietà della fede nell'unica fede e del modo di vivere il Vangelo che è sempre quello. Non poteva esserci preparazione migliore.

"Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio»." (At 2,9.11)


foto: appena le ho...

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29 marzo 2024

Messa crismale e futuro della chiesa

 Alla messa crismale di ieri c'erano molti sacerdoti. Molti per quelli che siamo rimasti adesso in diocesi e mentre si celebrava moriva il più anziano, pure ricordato perchè quest'anno celebrava i 70 anni di messa. Il vescovo non si è soffermato troppo sul futuro della diocesi, anche se ha poi preannunciato qualche trasformazione in occasione del ritiro di alcuni di loro per limiti di età. Le reazioni sono di tre tipi: quella istintiva porta al rimpianto e alla preoccupazione. Della serie: come faremo? Quella più meditata porta a dire: non dobbiamo farci travolgere dalle preoccupazioni. Occorre con calma e serenità riflettere su cosa sia meglio fare e che strade intraprendere. Quella più ispirata, invece, fa esclamare: cosa ha in serbo il Signore per questa sua chiesa? Dove la sta conducendo? Sarà sicuramente una "nuova creazione" e non vediamo l'ora che nasca il nuovo dalla morte del vecchio. In tutti i sensi...


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10 febbraio 2024

Come cambia un quartiere

 Passando per la benedizione delle famiglia nelle case popolari del quartiere Praia mi trovo a considerare che quando una volta ci volevano ore e ore per passare nei vari appartamenti ora si fa in fretta. Quattro scale di dodici alloggi ciascuna in un'ora e mezza. Molte sono ormai famiglie musulmane o di altre religioni ed etnie. Dove gli anziani sono deceduti le nuove generazioni si sono allontanate dalla fede e non si trovano a casa. Restano le persone che ti conoscono personalmente e con cui hai una qualche relazione: con loro si parla anche volentieri. Insomma: sta venendo meno anche per le persone di ambiente popolare il riferimento tradizionale alla chiesa e si va in linea con altri ambienti in cui in qualche modo scegli di restare cristiano. Magari ti impegni anche a esserlo in pieno. Perciò fra non molto verranno meno anche i funerali. Con uno sguardo un po' distaccato verrebbe da dire: pochi preti ma non ne servono di più. La chiesa riparte su altre lunghezze d'onda e occorre sintonizzarsi altrimenti senti solo dei rumori e non capisci che cosa succeda.

"Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra." (Gen 11,9)



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16 dicembre 2023

L'arcano dei ministeri istituiti

 In Diocesi si è avviata una riflessione serrata sui ministeri istituiti (lettorato, accolitato e ora il ministero del catechista), a seguito del documento Cei, a seguito del documento pontificio. Si discute sul loro senso, sulla loro necessità e su come promuoverli e formarli. Interesse per il nuovo spazio che si apre ai laici ma timore che il tutto li clericalizzi ancora di più. Interesse per il far spazio e nuove vocazioni ma rischio di ridurli ad una mera funzione da svolgere. Ma la discussione è solo agli inizi. Una domanda però emerge tra le righe: cui prodest?. Molti sono i documenti pontifici e del papa che sono usciti ma non si è mai sentita l'esigenza di capire come applicarli (per es. Laudato sì e ora Laudate Deum). Di altri se n'è dibattuto ma ora sono sostanzialmente al palo (es. Amoris Laetitiae). Forse sfugge il senso perchè al di là di una condivisa analisi sulla situazione della chiesa locale che è stata fatta e ribadita si fa difficoltà a capire le priorità e si attivano tanti discorsi in contemporanea, tutti sullo stesso piano: importanza dei consigli pastorali, formazione, ministeri, coinvolgimento delle famiglie nella catechesi, centro giovanile cittadino, ecc. ecc. E' sempre più facile fare l'analisi che trovare delle strade nuove.

"Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico." (At 6,3)

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