Giornalismo militante
E' di nuovo passato un po' di tempo dall'ultimo post... In compenso ieri ho passato una intensa giornata a Torino, che mi ha dato un sacco di spunti. Comincio con due, entrambi legati al giornalismo.
Al mattino ho partecipato ad un incontro di formazione per i crediti giornalistici, che si è tenuto nel grattacielo della Città Metropolitana su come fare informazione attraverso le newsletter, utilizzando l'app Substack. Decisamente interessante: si va veramente verso la fine dei giornali cartacei e verso una informazione attraverso le grandi testate (ormai solo fonti di perdita per gli editori) ma si aprono strade nuove attraverso app come Substack, che si basano sulla fiducia dei lettori verso i giornalisti (free lance) che le utilizzano. Una rivoluzione, che impone anche in Gazzetta tempi più rapidi di trasformazione.
Poi ho visitato la mostra all'Accademia Albertina del 69° World Press Photo Contest, il prestigioso concorso internazionale che premia i migliori fotografi professionisti e documentaristi che, attraverso immagini di straordinaria forza narrativa, raccontano gli eventi, le sfide e le trasformazioni che hanno segnato l’anno precedente. Bellissimo. Soprattutto ha messo in risalto la funzione militante della fotografia e indirettamente del giornalismo, tanto che un pannello parlava del peggioramento netto della libertà di stampa nel mondo negli ultimi anni. E se da una parte mi rallegravo di essere giornalista, dall'altra mi tornavano alla mente i luoghi comuni sui giornalisti: da noi ci si può permettere di generalizzare e criticare i comportamenti certo criticabili di una piccola parte dei giornalisti, tanto c'è la libertà di stampa... Ma il giornalismo è l'antidoto al potere quando questo tende all'autoritarismo...

Vista dal grattacielo 
Slides del corso 
La mostra all'Accademia Albertina 
Il pannello sulla libertà di stampa nel mondo
Etichette: giornalismo

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