29 maggio 2026

I visionari

 Due visionari che si conoscevano e ci hanno lasciato. Carlin Petrini e papa Francesco. Il primo perchè vedeva qualcosa che altri non vedevano: il cibo come motore di un movimento mondiale che metteva insieme i popoli, dava futuro e aggregava alla causa della sostenibilità ambientale anche i meno propensi. Il secondo perchè vedeva oltre gli altri: la Chiesa come realtà mondiale, sganciata dalle secche della tradizione di Occidente europeo (e coloniale) e come autorità morale, sganciata dalle sacrestie e dai soliti noti. E' molto più facile ammirare queste persone che imitarle. Non è facile vedere dietro cose di tutti i giorni (come il cibo) qualcosa che ha il potere di unire il mondo e non è facile alzare lo sguardo dal tran tran ecclesiale di tutti i giorni per vedere in che mondo siamo e dove stiamo andando come Chiesa.




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23 maggio 2023

Salone del libro

 Una giornata tranquilla dopo un periodo un po' travagliato di scadenze, conti che non tornano, preoccupazioni più grandi di quel che sono. E il salone del libro, specie se in compagnia, è un buon antidoto allo stress. Soprattutto perchè ti fanno ben sperare queste frotte di classi che affollano i padiglioni e ti fa ben sperare il confronto che si crea nei dibattiti. Fa bel sperare anche la quantità industriale di libri esposti, che ti ricorda che c'è una storia alle spalle. Ho partecipato a tre dibattiti, di cui due organizzati da Arcidiocesi di Torino e Uelci (librai cattolici) di cui dirò nei prossimi giorni. Uno invece era organizzato dalla Lavazza ed era la presentazione di un libro su imprese sostenibili, che producono il bilancio di sostenibilità. Un argomento che mi interessa e che avevo già affrontato in Gazzetta, perchè ad Asti ce n'è una, la Format. Quattro aziende: Lavazza, Chiesi farmaceutica, Humana People to People (riciclo di abiti usati) e la .... (arnesi per cucina). Il racconto veloce delle loro iniziative verso i dipendenti, verso l'ambiente, verso il territorio in cui si trovano. E ti rendi conto del perchè l'Italia nonostante i casini, non sia ancora crollata: la rete di base di chi genera lavoro e di chi lavora è talmente fitta che fa da rete protettiva anche per il sistema burocratico e politico su cui è meglio tacere.

"Vedi, io ho chiamato per nome Besaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda;  l'ho riempito dello Spirito di Dio, per dargli sapienza, intelligenza e conoscenza per ogni sorta di lavori,  per concepire opere d'arte, per lavorare l'oro, l'argento e il bronzo, per incidere pietre da incastonare, per scolpire il legno, per eseguire ogni sorta di lavori." (Es 31,2-5)



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03 dicembre 2020

La decrescita felice, roba vecchia

Un titolo mi ha attirato: "Non sprechiamo lo spreco". Era sull'inserto Corriere Innovazione del Corriere della Sera a firma del filosofo Luciano Floridi, che insegna a Oxford. Trattava di cose economiche con un taglio filosofico, ma l'essenza era chiara: la creatività umana può trarre da ogni spreco, compresa la famigerata Co2, qualcosa di positivo per rimettere in circolo un'economia non senza sprechi, ma in cui gli sprechi diventano risorsa. Un'economia, come si dice oggi, circolare.
Ma è verso la fine dell'articolo che sono sobbalzato sulla sedia. Quando ha scritto che la decrescita felice e le teorie della produzione a tutto spiano sono due facce della stessa medaglia, due figlie dello stesso genitore: l'idea che lo scarto è scarto e non serve perchè è scarto. La produzione a tutto spiano se ne frega, la decrescita felice si preoccupa e dice che bisogna produrre e consumare di meno. Ehhh no.
Forse come cristiani ci piace la decrescita felice perchè assomiglia vagamente alla povertà di s. Francesco. Ma la Bibbia non parla solo di povertà, parla anche di creatività e di creazione del nuovo. E poi, sinceramente, s. Francesco è diventato come la pandemia: ne parlano tutti troppo a scapito di altro.

"Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino" (Gn 2,15-16)



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