01 novembre 2026

Si parte

 Domani dopo pranzo parto per il Burundi. Andrò a trovare un sacerdote che per molti anni fino al 2015 era venuto da noi nella vacanze estive, Natale e Pasqua mentre studiava a Roma e i collegi erano chiusi. Grazie ad un regalo dei parrocchiani per i miei 60 anni e i 25 di sacerdozio lo scorso anno, una parte del biglietto è stata acquistata e non potevo non approfittarne. Sono almeno dieci anni che non mi assento da qui più di una settimana e almeno vent'anni da quando ho fatto un viaggio in aereo fuori Europa. Perciò ho scoperto una sorta di agitazione alla quale pensavo di essere immune. Ma era l'agitazione della vigilia di esami all'università o della vigilia di avvenimenti importanti come l'ordinazione sacerdotale. Insomma: ho scoperto che per molto tempo ho vissuto con una certa sicurezza che deriva dall'essere, come si dice adesso, nella comfort zone. E' ora di uscire... Conto di usare Instagram e di riprendere il blog al ritorno, magari con più fedeltà.



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29 ottobre 2026

Ripresa

 Dopo tanto tempo si riprende. Non il blog (anche quello...) ma soprattutto la benedizione delle famiglie, che dopo mesi di sosta richiede un colpo d'ala deciso. Ecco una cosa che era mancata e che gradualmente fa ripiegare sulle proprie cose, sui propri problemi, che in genere sono ben poca cosa rispetto a quello che si incontra girando nelle case. E questo a pochi giorni della partenza per il Burundi (lunedì prossimo) ma vincendo la tentazione di dire "riprenderò quando torno, è inutile iniziare e poi smettere". No, è importante uscire dal giro del proprio orticello e andare ad incontrare problemi più grossi dei tuoi, persone che sono ammirevoli, bambini e ragazzi quasi sempre stupefacenti (come la bambina che ha scritto di persona la busta con l'offerta). E occorre avere tempo, darsi tempo e non lavorare a cottimo quasi uno dovesse concludere entro la scadenza. C'era una canzone quando ero giovane, che era lo specchio dell'ottimismo dell'epoca ed era molto conosciuta "W la gente". Ora andrebbe riscoperta come sfida al pessimismo e alle paure che tendono a prendere il sopravvento.

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10 ottobre 2026

Giornalismo militante

 E' di nuovo passato un po' di tempo dall'ultimo post... In compenso ieri ho passato una intensa giornata a Torino, che mi ha dato un sacco di spunti. Comincio con due, entrambi legati al giornalismo. 

Al mattino ho partecipato ad un incontro di formazione per i crediti giornalistici, che si è tenuto nel grattacielo della Città Metropolitana su come fare informazione attraverso le newsletter, utilizzando l'app Substack. Decisamente interessante: si va veramente verso la fine dei giornali cartacei e verso una informazione attraverso le grandi testate (ormai solo fonti di perdita per gli editori) ma si aprono strade nuove attraverso app come Substack, che si basano sulla fiducia dei lettori verso i giornalisti (free lance) che le utilizzano. Una rivoluzione, che impone anche in Gazzetta tempi più rapidi di trasformazione.

Poi ho visitato la mostra all'Accademia Albertina del 69° World Press Photo Contest, il prestigioso concorso internazionale che premia i migliori fotografi professionisti e documentaristi che, attraverso immagini di straordinaria forza narrativa, raccontano gli eventi, le sfide e le trasformazioni che hanno segnato l’anno precedente. Bellissimo. Soprattutto ha messo in risalto la funzione militante della fotografia e indirettamente del giornalismo, tanto che un pannello parlava del peggioramento netto della libertà di stampa nel mondo negli ultimi anni. E se da una parte mi rallegravo di essere giornalista, dall'altra mi tornavano alla mente i luoghi comuni sui giornalisti: da noi ci si può permettere di generalizzare e criticare i comportamenti certo criticabili di una piccola parte dei giornalisti, tanto c'è la libertà di stampa... Ma il giornalismo è l'antidoto al potere quando questo tende all'autoritarismo...

Vista dal grattacielo

Slides del corso

La mostra all'Accademia Albertina

Il pannello sulla libertà di stampa nel mondo


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23 settembre 2026

Tom Sawyer ieri e oggi

 Ho appena riletto "Le avventure di Tom Sawyer" di Mark Twain: un libro che da ragazzo era stato un pilastro educativo... Ricordavo a mala pena la trama, solo la bellissima scena della tinteggiatura dello steccato ce l'avevo ben presente. E ho capito che non era un libro da ragazzi: parla della vita di una comunità, di una chiesa, nelle sue luci e nelle sue ombre. Parla di un pezzo di storia degli Stati Uniti e di un'epoca storica preindustriale. Ma resta anche un libro per ragazzi, perchè, fatte le debite proporzioni, Tom Sawyer è esattamente un ragazzo di oggi, magari figlio di immigrati, pieno di intraprendenza e non convenzionale. Un modello... I ragazzi sono sempre quelli: cambiano gli adulti e le condizioni di vita, cambiano le sfide che devono superare ma ideali e paure sono le stesse.




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20 settembre 2026

Non disturbate il conducente

 Dopo qualche giorno dallo scoppio della vicenda sindaco Rasero e presidenza della Banca d'Asti e dopo essermi frenato una volta dallo scrivere "di pancia" quel che resta di quel triste episodio è un adagio che non riguarda solo Rasero, ma una buona parte della classe politica e economica astigiana: "Non disturbate il conducente". Cioè, non interessatevi se non siete competenti, lasciateci fare noi che sappiamo, non state a perdere tempo e a farci perdere tempo. L'adagio poi è declinato in modi diversi:

- "Le cose bancarie sono troppo complesse per suscitare un dibattito democratico e poi non tocca neanche a noi (come Banca d'Asti) farlo, perchè siamo un'azienda e non un soggetto di educazione alla cittadinanza"

- "Certo che ci confrontiamo, ma solo con chi ne sa, con gli esperti, creando commissioni e tavoli di discussione. Non possiamo mica perdere tempo a  educare la gente alla cittadinanza..."

- "Decido io che so e chi vuole mi viene dietro, ma sappiate che se non mi venite dietro vuol dire che avete paura e siete dei retrogradi"

- "Noi facciamo appello ai cittadini, ma solo a quelli che ci votano o sono dalla nostra parte, tanto gli altri sono messi su dai nostri avversari e non vale la pena sensibilizzarli"

- "Noi non facciamo le cose da soli o da autoritari: seguiamo le procedure democratiche e istituzionali. Basta non rivolgerci ai cittadini, che tanto loro hanno altro da fare"

- "Noi la gente la sentiamo, ma solo perchè impari gli slogan e ci dia consensi, like e sondaggi positivi, Speriamo che non si metta a pensare"

- ....

Ragionamenti simili se ne sono sentiti per mille vicende: Fondazione, Banca d'Asti, palio e rettori, politiche cittadine di ogni genere, politiche delle opposizioni. Forse solo Fondazione Goria e Casa del Popolo si sforzano ancora a educare alla cittadinanza. E la Chiesa? Ai posteri l'ardua sentenza...



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15 settembre 2026

La fatica della democrazia

 Ieri sera ho partecipato alla riunione del nostro borgo all'indomani del Palio è ho avuto di fronte una bella immagine di cosa significa democrazia e delle sue fatiche. Apparentemente piena di discussioni e di tensioni, ma in realtà innervata dal senso democratico che ti fa scontrare sulle idee salvaguardando le regole del gioco, condivise anche da avversari. Perciò una bella serata, che ha messo in luce tre fatiche di ogni democrazia e tre tentazioni per aggirarle, minando però la democrazia stessa:

- l'apparente conflitto tra partecipare alla vita del borgo e discutere sulle regole di statuto e regolamento. Non esiste questo conflitto, perchè per partecipare alla vita del borgo in senso pieno occorre condividere le regole. Tentazione: sminuire il valore della discussione sulle regole perchè è una perdita di tempo rispetto a partecipare alla vita del borgo

- il conflitto tra generazioni: adulti che si lamentano che i giovani non partecipano e giovani che si lamentano che gli adulti li giudicano. La democrazia è stata messa su da generazioni precedenti ma ogni nuova generazione deve avere la possibilità e lo spazio di scoprirne la bellezza e la vitalità e soprattutto di cambiare modi e tempi dati per assodati dagli adulti. Tentazione: per gli adulti cercare solo dei "sostituti" adducendo il motivo delle forze che vengono meno; per i giovani mollare quando c'è da combattere con la scusa che si trovano solo degli ostacoli

- il rapporto tra vita democratica e risultati conseguiti. Come in ogni cosa esistono le stagioni: c'è la stagione estiva dei risultati perchè c'è stata la stagione primaverile della cura delle persone e perchè c'è stata la stagione invernale senza risultati ma che conserva quanto prodotto prima in attesa di una nuova primavera. Se i risultati non ci sono come una volta non è segno negativo di per sé, ma segno che si entra in una nuova stagione. E se forzi i risultati, li ottieni magari, ma fai morire la pianta e non li otterrai più. Tentazione: pensare che la salute del borgo dipenda dai risultati che ottieni.


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14 settembre 2026

Un film paradossale

 Ieri ho visto uno dei film presentato a Venezia, "Serpenti" di De Paolis. Prima avevo pensato di non andare perchè pareva parlasse di cose toste (femminicidi) che non erano adeguate per un pomeriggio della domenica delle sagre. Ma poi la recensione in podcast mi ha rivelato essere una commedia paradossale e infatti lo è stata. Un'ora e mezza di paradossi che fanno ridere ma solo a chi ama quel genere di comicità. E ti lascia invece un vago senso di amarezza sulla burocrazia, sul famigerato ordine pubblico e sulla visione della donna che sta dietro ad un femminicidio o comunque a certi ambienti maschili. Una commedia che dà da pensare: il massimo...



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