21 luglio 2026

Il risiko bancario

 E' l'espressione con cui si descrive il gioco di mosse e contromosse che coinvolge il sistema bancario italiano e non solo in questo periodo. Non mi intendo di banche e di compravendite ma in questi giorni due fonti mi hanno fatto entrare dentro e mi ci sto appassionando. La prima è un podcast del Post, Wilson, di giovedì 9 luglio proprio sul tema. Il secondo è un articolo del Sole 24 ore domenica 19. Devo dire che non ha nulla da invidiare a gialli letterari o a serie Tv, solo che è la realtà. Alla fine mi sono detto: e noi che parliamo della Banca d'Asti come se fosse un'isola felice che non sarà mai coinvolta da questi giri... Non so se chi dice questo è un ingenuo, un illuso o uno che lo dice in malafede. Ma se vuoi essere nel sistema, lo sei fino in fondo e non solo per un pezzo.



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20 luglio 2026

Italiani di ogni etnia

 Ieri è stata una giornata multietnica. Il battesimo del mattino era di un bimbo figlio di padre peruviano cattolico e di madre rumena ortodossa. La festa del pomeriggio in salone di senegalesi. Ma in chiesa al mattino c'erano anche altri africani e una di santo Domingo, oltre che albanesi. Ci ho fatto caso mentre distribuivo la comunione e mi mettevo nei panni di gente di San Damiano che era casualmente presente alla messa e che probabilmente non è abituata a questo insieme. Faccio difficoltà a non considerarli italiani, anche se non so se ne abbiano la cittadinanza o meno. Faccio più difficoltà a pensare che chi cerca l'italianità pura di sangue non stia cercando qualcosa che solo la realtà virtuale ti può dare e neanche l'intelligenza artificiale.



Dal laboratorio per realizzare un murales sul muro dell'oratorio




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19 luglio 2026

Un prete umile

 Ho partecipato in questi due giorni al rosario e al funerale di don Rino Moro, che ha guidato per più di 30 anni la parrocchia Sacro Cuore e che ha edificato non solo le mura ma anche la comunità (come è stato detto più volte dalle testimonianze di chi l'ha conosciuto). Ma la testimonianza più significativa è venuta dal sindaco, che è riuscito a mettere insieme la testimonianza istituzionale, legata al creare legami in un quartiere nuovo che nasceva e non aveva identità e la testimonianza personale di quanto don Rino sia stato significativo per il suo riavvicinamento alla fede. Alla fine occorre essere umili per riuscire a entrare in dialogo sincero con tutti e questo significa anche stare il più possibile dietro le quinte dei grandi dibattiti e dei grandi palcoscenici ecclesiali e istituzionali. Ma questo non è sempre possibile: meno male che qualcuno ci riesce e semina del gran bene senza che nessuno lo veda.



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18 luglio 2026

Dal privato un progetto futuribile

 Ieri è stato presentato il progetto di riqualificazione urbana dell'area del vecchio stabilimento della Saclà. Un progetto grandioso, quasi faraonico, che avrebbe un impatto non da poco sulla zona, tipo la costruzione di una piramide. Non è una piramide ma un grosso edificio cilindrico su due piani. Al di là di questa architettura aliena però dietro c'è un'idea di offrire servizi al territorio, di provvedere alla zona ambientale lungo il fiume Borbore, di valorizzare la presenza della Saclà non in quanto produzione ma in quanto storia locale. Un progetto che ha già buona parte di finanziamenti privati e che ha il merito di osare ciò che il settore pubblico non osa più, riducendosi a fare pezzi di opere pubbliche qua e là. 

In realtà pensavo che neanche la Chiesa osa più fare progetti in grande sulle strutture che ha: ormai ha il terrore del futuro e vende/svende il più possibile. Quello andava fatto in passato: ora il vendere/svendere ha l'effetto non voluto di testimoniare da una parte un'eccessiva prudenza (ancora il cercare delle rendite per i futuro, ma quando non avrai più edifici e i problemi resteranno?), dall'altra una sorta di schiaffo a chi quegli edifici li ha acquisiti e ci è stato dietro per tanto tempo, dall'altra l'idea siamo in fase di saldi di fine stagione e di chiusura dei battenti, altro che di rievangelizzazione...  D'altronde abbiamo un esempio positivo di come ci si dovrebbe muovere nella casa di riposo di Villafranca che è stata salvata grazie alle forze del territorio. Troppo rischioso e poi non è detto che la provvidenza si ricordi di noi...

Rendering della futura area della Saclà


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17 luglio 2026

Democrazia illiberale?

 Ho letto il libro di Patrick J. Deneen "Perchè il liberalismo ha fallito" e pensavo di trovarmi di fronte all'ennesimo sovranista o oppositore al liberalismo in nome dell'autocrazia. Invece no e molte delle sue riflessioni mi hanno convinto anche se sono un po' problematiche nelle conseguenze. Per esempio che democrazia e liberalismo non vanno necessariamente d'accordo perchè le antiche democrazie non erano liberali. Oppure che il liberalismo classico che cercava il riscatto individuale contro le élite aristocratiche che facevano il bello e il cattivo tempo è degenerato in liberalismo progressista che guarda solo al benessere individuale e mai al bene comune, perchè lo considera solo come somma dei benesseri individuali. Oppure che parlare di democrazia illiberale non significa parlare di autocrazia (e dunque non siamo nell'Ungheria di Orban) ma di una democrazia che ascolta le voci non solo degli elettori in quanto individui ma anche dei gruppi, delle comunità, delle forze intermedie.

Due corollari. Uno è quello citato nel post precedente: il liberalismo degenerato si sposa con il rigetto della cultura umanista e con la mitizzazione di quella scientifica. Il secondo è il legame letale con la tecnologia senza un'etica, in cui il poter fare coincide con il doverlo fare. 

La conseguenza è che alla fine si crea una nuova aristocrazia di chi ha i soldi: il liberalismo è fonte di diseguaglianza che invece la democrazia vorrebbe abolire. 

Finalmente un libro che ti presenta una posizione diversa dalla tua ma con onestà e senza pistolotti ideologici.



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16 luglio 2026

Lo scientifico umiliato

 Di ieri la notizia che dal prossimo anno la dirigenza del liceo scientifico sarà accorpata a quella dell'Istituto agrario. Ci avevano già provato lo scorso anno creando un sollevamento di scudi che aveva portato a sospendere il progetto e a importare una dirigente esterna, evidentemente provvisoria. Ho provato a pensare perchè mi sono venute reazioni positive addosso. Sicuramente qualche pregiudizio nei confronti di questo liceo scientifico ma i pregiudizi magari hanno un minimo fondo di verità che mi piacerebbe confrontare.

1. La sottile sensazione dietro la critica al fatto che accorpare scientifico e agraria sia un po' come sommare mele con pere ci sia la visione che i licei sono di serie A e le scuole professionali di serie B.  E accorpare una scuola di serie A ad una scuola di serie B non va bene (al massimo al contrario...). Ma come si è visto per la dirigenza di liceo classico e istituto professionale commerciale la cosa può filare perchè le competenze del dirigente sono sempre più di tipo gestionale

2. La percezione che chi segue studi scientifici (o, come si dice oggi STEM) entri in un loop che ti fa sentire pressoché onnipotente, a meno che non ci sia un vaccino di tipo umanistico o un vaccino legato all'educazione all'umiltà (non in senso cristiano ma nel senso di saper entrare in dialogo con altre culture accademiche). E' vero che per secoli era stato il contrario, ma non è una buona ragione per cadere negli stessi errori. In questo mi aiuta un libro appena letto, "Perchè il liberalismo ha fallito" di Patrick J. Deneen, sul quale tornerò perchè sta seriamente mettendo in discussione visioni politiche che davo per scontato, in cui l'autore afferma che il liberalismo sfrenato (che spinge all'individualismo) ha in odio le discipline umanistiche che ricordano che abbiamo radici, tradizioni, comunità di riferimento

3. La situazione particolare del liceo scientifico di Asti che sviluppa in sé il morbo della concorrenza tra geni e gente normale e crea senza volerlo delle élite con esiti disastrosi sulla situazione di studenti meno portati, meno prestanti e meno "à la page". Mi ha fatto molta specie quando durante un intervento alla cogestione due anni fa, quando parlando di comunicazione avevo proposto ai vari gruppi di creare uno slogan per pubblicizzare il liceo scientifico quattro su cinque avevano elaborato il concetto che "se frequenti lo scientifico frequenti una scuola di qualità, in cui si può mettere a frutto le tue capacità e diventare vincente". Le parole non erano queste ma il senso sì. Ed erano ragazzi del biennio, non del triennio, perciò immagino esprimessero più aspettative che constatazioni. 

Mi rendo conto di aver fatto un post lunghissimo ma il tema è cruciale, del tutto contestabile. Ma dato che nell'epistemologia si è acquisito da Popper in qua che la scientificità delle teorie non sta nella loro verificabilità ma nella possibilità che siano falsificate da acquisizioni successive, per una volta tento di restare sul terreno scientifico.



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15 luglio 2026

Jim Morrison

 Sono tornato a vedere il film "The doors" che ieri davano in proiezione speciale dopo che l'avevo visto quando era uscito negli anni '90. Mi ricordavo un film abbastanza duro, visto il soggetto, ma anche tipico di un'epoca e molto rappresentativo di come si erano evolute le cose. Jim Morrison era quasi una leggenda, anche se io tendevo a considerarlo un genio impazzito tipo molti artisti (non solo musicisti) dei secoli passati. Ieri non sono riuscito a stare fino alla fine e sono uscito prima: non lo sopportavo. Più che un artista mi sembrava uno che ha buttato la sua vita. Eppure sono sempre io, ma in mezzo erano passati 25 anni. E se allora mi sembrava una provocazione verso coloro che stavano mettendo su un mondo di egoisti dediti a far soldi, adesso mi sembra un affronto verso coloro che si sono rovinati la vita senza diventare dei miti. Forse il vero coraggio non è la provocazione e la trasgressione ma il vivere l'onestà e la fraternità in un mondo di assatanati.



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