Il genio italiano
In questi giorni ho avuto modo di recuperare un po' di fiducia nella nostra cultura italica da un podcast e un articolo di giornale (tra l'altro appena letto, che mi ha spinto a scrivere questo post). Il podcast, sempre del Post è Wilson, che esce il giovedì per approfondire questioni importanti al di là della cronaca. Questa settimana si intitolava "Possiamo credere nell'Italia" ed era un dialogo con Alec Ross, consigliere di Obama e di Hillary Clinton, politologo di origine abruzzese, che affermava di quanto patrimonio e risorse siamo ricchi e di come poco le utilizziamo, preferendo lamentarci, autocondannarci, vivere di rendita. Da sentire: ha un effetto veramente incoraggiante.
L'articolo, invece, è dal Domenicale del Sole 24 del 17 maggio (ammetto, sono un po' indietro...) e parla della mostra di Emilio Isgrò alla Estorick Collection di Londra, per la quale ha prodotto l'opera Brexit, che denuncia la cavolata fatta. Lo fa prendendo per i fondelli gli inglesi con un'opera fatta di 27 fogli che riprendono la comunicazione fatta dall'ambasciatore inglese alla Ue nel 2017 della fuoriscita inglese (27 sono gli stati europei) in cui sono state cancellate in nero tutte le parti contro l'Europa e in oro le poche parti che riprendono cose positive dell'Europa. L'effetto sono 27 pagine quasi tutte nere con poche righe dorate, che danno l'effetto della tragedia in cui il Regno Unito è caduto dopo quella decisione. Geniale. Anche questo mi ha dato tanto desiderio di usare la creatività e l'ironia per affermare cose che tutti pensano e nessuno ha il coraggio di dire esplicitamente (devo ancora capire però quali sono 😆 )
Etichette: creatività, cultura











