28 luglio 2026

I paesi sono meglio della città?

 Dipende dai paesi... Ieri sono andato a trovare un confratello in convalescenza dopo un incidente, che soggiorna nel paese di cui è parroco e abbiamo avuto modo di parlare della situazione ecclesiale nei paesi e in città e, più diffusamente, del senso civico della gente. Io ho sempre avuto un debole per i paesi rispetto alle manfrine della città, specialmente di una città come Asti che si bea del suo Medioevo e sembra pensare poco al futuro (al massimo pensa al presente). Forse perchè vengo da un paese che invece il futuro l'ha progettato eccome, facendosi guidare da amministratori giovani (non è garanzia, ma sicuramente meglio che le mummie). Invece devo ricredermi: certi paesi sono veramente peggio del museo egizio, che almeno ha un direttore che lo rende sempre attuale. D'altronde la concorrenza tra certi paesi fa veramente sorridere, ma pare sia anche questa in via di estinzione insieme alle persone che l'hanno sempre portata avanti e alimentata.

Ma poi parlando ci siamo resi conto che non è neanche questa una analisi giusta. Al contrario: paesi e città sono molto simili (ma anche il resto d'Italia), perchè c'è un palcoscenico sui cui si muovono e dibattono le persone note (politici, forze economiche e sociali, certo volontariato, ecc.) e sembra che sia una guerra continua e poi c'è il vero terreno in cui lavorano quasi sempre all'ombra persone, gruppi, giovani e forze vive senza le quali Italia, paesi e città sarebbero già andate allo sbando da molto tempo. I media purtroppo non aiutano perchè guardano solo al palcoscenico, ma se si vuole recuperare la speranza occorre voltare lo sguardo da un'altra parte.




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24 luglio 2026

Lo spessore di san Francesco

 Ieri ho partecipato alla rappresentazione teatrale su san Francesco in una suggestiva area di fronte alla cappella di san Desiderio a Castagnole Lanze. Un'ora e mezza di rappresentazione molto intensa che ha mostrato "lo spessore" della figura di san Francesco, non riducibile a nulla: tratti psicologici quasi psicotici ma con un intenso senso di fraternità con tutte le creature e di figliolanza con il Signore. Veramente bravi gli attori: il corpo era a diretto servizio della recitazione, a partire dalla sorpresa iniziale di come san Francesco entra in scena. Non è uno spettacolo per chi non conosce san Francesco: troppi i riferimenti e i rimandi anche dotti che presuppongono (anche se non esigono) conoscenze approfondite. Ma è sicuramente uno spettacolo per chi pensa di conoscerlo e se lo ritrova diverso da come lo pensava.



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21 luglio 2026

Il risiko bancario

 E' l'espressione con cui si descrive il gioco di mosse e contromosse che coinvolge il sistema bancario italiano e non solo in questo periodo. Non mi intendo di banche e di compravendite ma in questi giorni due fonti mi hanno fatto entrare dentro e mi ci sto appassionando. La prima è un podcast del Post, Wilson, di giovedì 9 luglio proprio sul tema. Il secondo è un articolo del Sole 24 ore domenica 19. Devo dire che non ha nulla da invidiare a gialli letterari o a serie Tv, solo che è la realtà. Alla fine mi sono detto: e noi che parliamo della Banca d'Asti come se fosse un'isola felice che non sarà mai coinvolta da questi giri... Non so se chi dice questo è un ingenuo, un illuso o uno che lo dice in malafede. Ma se vuoi essere nel sistema, lo sei fino in fondo e non solo per un pezzo.



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20 luglio 2026

Italiani di ogni etnia

 Ieri è stata una giornata multietnica. Il battesimo del mattino era di un bimbo figlio di padre peruviano cattolico e di madre rumena ortodossa. La festa del pomeriggio in salone di senegalesi. Ma in chiesa al mattino c'erano anche altri africani e una di santo Domingo, oltre che albanesi. Ci ho fatto caso mentre distribuivo la comunione e mi mettevo nei panni di gente di San Damiano che era casualmente presente alla messa e che probabilmente non è abituata a questo insieme. Faccio difficoltà a non considerarli italiani, anche se non so se ne abbiano la cittadinanza o meno. Faccio più difficoltà a pensare che chi cerca l'italianità pura di sangue non stia cercando qualcosa che solo la realtà virtuale ti può dare e neanche l'intelligenza artificiale.



Dal laboratorio per realizzare un murales sul muro dell'oratorio




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19 luglio 2026

Un prete umile

 Ho partecipato in questi due giorni al rosario e al funerale di don Rino Moro, che ha guidato per più di 30 anni la parrocchia Sacro Cuore e che ha edificato non solo le mura ma anche la comunità (come è stato detto più volte dalle testimonianze di chi l'ha conosciuto). Ma la testimonianza più significativa è venuta dal sindaco, che è riuscito a mettere insieme la testimonianza istituzionale, legata al creare legami in un quartiere nuovo che nasceva e non aveva identità e la testimonianza personale di quanto don Rino sia stato significativo per il suo riavvicinamento alla fede. Alla fine occorre essere umili per riuscire a entrare in dialogo sincero con tutti e questo significa anche stare il più possibile dietro le quinte dei grandi dibattiti e dei grandi palcoscenici ecclesiali e istituzionali. Ma questo non è sempre possibile: meno male che qualcuno ci riesce e semina del gran bene senza che nessuno lo veda.



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18 luglio 2026

Dal privato un progetto futuribile

 Ieri è stato presentato il progetto di riqualificazione urbana dell'area del vecchio stabilimento della Saclà. Un progetto grandioso, quasi faraonico, che avrebbe un impatto non da poco sulla zona, tipo la costruzione di una piramide. Non è una piramide ma un grosso edificio cilindrico su due piani. Al di là di questa architettura aliena però dietro c'è un'idea di offrire servizi al territorio, di provvedere alla zona ambientale lungo il fiume Borbore, di valorizzare la presenza della Saclà non in quanto produzione ma in quanto storia locale. Un progetto che ha già buona parte di finanziamenti privati e che ha il merito di osare ciò che il settore pubblico non osa più, riducendosi a fare pezzi di opere pubbliche qua e là. 

In realtà pensavo che neanche la Chiesa osa più fare progetti in grande sulle strutture che ha: ormai ha il terrore del futuro e vende/svende il più possibile. Quello andava fatto in passato: ora il vendere/svendere ha l'effetto non voluto di testimoniare da una parte un'eccessiva prudenza (ancora il cercare delle rendite per i futuro, ma quando non avrai più edifici e i problemi resteranno?), dall'altra una sorta di schiaffo a chi quegli edifici li ha acquisiti e ci è stato dietro per tanto tempo, dall'altra l'idea siamo in fase di saldi di fine stagione e di chiusura dei battenti, altro che di rievangelizzazione...  D'altronde abbiamo un esempio positivo di come ci si dovrebbe muovere nella casa di riposo di Villafranca che è stata salvata grazie alle forze del territorio. Troppo rischioso e poi non è detto che la provvidenza si ricordi di noi...

Rendering della futura area della Saclà


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17 luglio 2026

Democrazia illiberale?

 Ho letto il libro di Patrick J. Deneen "Perchè il liberalismo ha fallito" e pensavo di trovarmi di fronte all'ennesimo sovranista o oppositore al liberalismo in nome dell'autocrazia. Invece no e molte delle sue riflessioni mi hanno convinto anche se sono un po' problematiche nelle conseguenze. Per esempio che democrazia e liberalismo non vanno necessariamente d'accordo perchè le antiche democrazie non erano liberali. Oppure che il liberalismo classico che cercava il riscatto individuale contro le élite aristocratiche che facevano il bello e il cattivo tempo è degenerato in liberalismo progressista che guarda solo al benessere individuale e mai al bene comune, perchè lo considera solo come somma dei benesseri individuali. Oppure che parlare di democrazia illiberale non significa parlare di autocrazia (e dunque non siamo nell'Ungheria di Orban) ma di una democrazia che ascolta le voci non solo degli elettori in quanto individui ma anche dei gruppi, delle comunità, delle forze intermedie.

Due corollari. Uno è quello citato nel post precedente: il liberalismo degenerato si sposa con il rigetto della cultura umanista e con la mitizzazione di quella scientifica. Il secondo è il legame letale con la tecnologia senza un'etica, in cui il poter fare coincide con il doverlo fare. 

La conseguenza è che alla fine si crea una nuova aristocrazia di chi ha i soldi: il liberalismo è fonte di diseguaglianza che invece la democrazia vorrebbe abolire. 

Finalmente un libro che ti presenta una posizione diversa dalla tua ma con onestà e senza pistolotti ideologici.



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