Il grande Clooney
Ho sentito qualche stralcio del discorso di George Clooney al Festival del Cinema di Venezia mentre ritirava il Leone d'oro alla carriera e mi sono riconfermato che è un grande e che forse c'è ancora una parte degli Stati Uniti sana...
«Stiamo vivendo un momento in cui chi detiene il potere ci dice di temerci l'un l'altro, ma noi sappiamo che non è così». I primi che gli autoritari provano a mettere a tacere, ricorda, non sono i politici: sono i giornalisti che fanno le domande, gli artisti che rifiutano le risposte semplici, i registi, gli scrittori, gli attori, i musicisti. Le storie «sono sempre pericolose per chi specula sulla paura», e «chi ha paura dei libri, della musica e delle storie non è mai l'eroe della storia». «I film non fermano le guerre. Non riducono l'inflazione. Non risolvono le elezioni». Fanno però «qualcosa di straordinario: ci ricordano che uno sconosciuto non è mai uno sconosciuto, e che potrebbe semplicemente essere l'eroe della storia di qualcun altro». E poi: «Se riusciamo ancora a sederci insieme al buio e a preoccuparci per persone che non abbiamo mai incontrato, allora penso che ce la caveremo». Per questo, conclude, un festival come questo conta: «Uno dei pochi luoghi rimasti in cui persone provenienti da ogni Paese si siedono nella stessa sala e trascorrono due ore guardando il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro». Perché «nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, sogniamo allo stesso modo e i genitori si preoccupano allo stesso modo. Per questo è difficile credere che tutti siamo diversi come ci dicono».
(testo preso da Vanity Fair)
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