10 febbraio 2026

Due funerali scomodi

 Ieri c'è stato il rosario funebre per due persone per le quali ci saranno oggi i due funerali. Due funerali "scomodi": uno era notoriamente dipendente da molte cose e ha praticamente buttato via la sua vita, morendo a 58 anni. L'altro non aveva praticamente parenti e il funerale è stato organizzato da ex vicini di casa. I due non si conoscevano, pur abitando nella stessa zona. Che dire? In questi casi più che cercare di capire cosa dire e che cosa tacere mi viene più da immaginare che sguardo avrebbe il Signore su di loro, dato che entrambi sono figli suoi e che la loro dignità di figli di Dio non è venuta mai venuta meno nonostante le apparenze. C'è molto da tacere in queste occasioni e molto da imparare...

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09 febbraio 2026

Come nasce un'opera

 Sono andato a vedere "Hamnet. Nel nome del figlio", il bellissimo film della regista coreana, naturalizzata negli Stati Uniti Chloé Zhao, che parla di come è nata la tragedia di Shakespeare, Amleto. La morte del figlio sarebbe alla base di tutto e una sorta di catarsi avrebbe trasposto la tragedia nella vita vera in tragedia nell'opera d'arte. Un bellissimo film, pieno di emozioni, ma anche di spunti di riflessione oltrechè di notizie storiche e letterarie veramente uniche. E' un po' che stanno uscendo film di grande spessore e che l'arte cinematografica ci consegna veri e propri capolavori. L'arte parla delle grandi tragedie dell'umanità quando il cinismo e l'indifferenza non hanno più le parole giuste per raccontarle.





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24 settembre 2025

Ennesimo motociclista deceduto

 C'è stato ieri un altro funerale di motociclista / biker deceduto quarantenne in un incidente stradale. Parente di quello a cui avevamo fatto il funerale due anni fa. Situazione simile ma più "composta": rumore di motociclette, caschi intorno alla bara, molta gente. Da una parte il giudizio scatta facile: se avesse mantenuto la velocità giusta, non sarebbe morto. Ma il motociclista spesso è tale proprio perchè non sta alle regole. Alla fine si è creato un composto clima di silenzio (e spero anche di preghiera) che ho provato a creare e mantenere evitando i giudizi e andando sulla sostanza della situazione che si stava vivendo: la tristezza, il dolore lancinante dei familiari, la solidarietà e il desiderio di esserci per garantire una presenza amica, l'attesa di qualche parola che andasse oltre le solite cose che si dicono in questi momenti.

Non so se sono stato all'altezza della situazione, ma sicuramente la parola di Dio ha molto da dire e da offrire per far crescere il senso di speranza e di fiducia oltre a fatti come questo.



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08 agosto 2025

Una vita travagliata

 Stiamo aspettando il funerale di un cinquantaseienne del quartiere che ha avuto una vita molto travagliata, nonostante la famiglia gli sia rimasta vicino. Ha vissuto anni in cui in quartiere la droga aveva rovinato molti ma lui, dopo molte vicissitudini, era riuscito ad uscirne. Poco alla volta si era rimesso anche in sesto lavorativamente e aveva avuto una figlia da una signora che conoscevo bene, essendo stato educatore del suo figlio maggiore all'inizio degli anni '90. Poi si era messo decisamente in carreggiata, arrivando perfino a fare volontariato in Africa per aiutare persone affette da Aids e progetti di solidarietà. Ora per una complicazione banale in seguito ad un facile intervento chirurgico, ci ha lasciato le penne. Sono passato a trovarlo in rianimazione: era circondato da parenti suoi e della sua ex compagna. Veramente quando tutto sembra a posto, basta un niente e il finale è tragico. Dovremmo ricordarcelo perchè spesso siamo troppo legati alla visione occidentale di poter scegliere tutto della nostra vita. Non è così: non scegliamo quando nascere e quasi mai quando morire...

 "C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante." (Qo 3,2)



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14 luglio 2023

Morire a 32 anni

 IN questi giorni siamo stati coinvolti nella tragica morte in moto di un giovane di 32 e della sua ragazza. Giovane conosciuto in quartiere, sin da quando era più piccolo. Ieri sera c'è stato il rosario e mi ero preparato tutta una scaletta per non fare il solito rosario, ma quando è arrivata la gente ho visto che era molto molto variegata. Pensavo ci fossero più giovani e invece c'era anche tanta gente più adulta che frequentava la parrocchia. La preghiera è stata intensa ma la sensazione è stata quella di una grande frammentazione: come se ciascuno fosse per sé e non ci fosse una coralità. Una specie di rappresentazione senza trama, ma in cui i personaggi recitano la loro parte. Mai capitato una cosa del genere: è proprio vero che ogni persona incide nella vita degli altri in modo diverso ed è proprio vero che certi eventi dolorosi, specialmente se accompagnati da un momento di preghiera, tirano fuori dall'angolo tutti, anche coloro che preferirebbero non fare i conti con la fede e con la morte. 

"Godi, o giovane, nella tua giovinezza,
e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù.
Segui pure le vie del tuo cuore
e i desideri dei tuoi occhi.
Sappi però che su tutto questo
Dio ti convocherà in giudizio." (Qo 11,9)

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18 giugno 2023

I morti non sono tutti uguali

 Un po' in ritardo ma non ho potuto fare a meno di notare che la morte di Berlusconi vale più del centinaio (almeno) di morti nel mar Egeo. Non tanto come quantità di pagine scritte: è chiaro che di quella morte in mare si sa poco, mentre di Berlusconi si sa tanto. Quanto come indignazione e partecipazione: quei morti sembra che siano scontati (possibile che non sappiano i pericoli che corrono imbarcandosi?) e sembra che ci tocchino di meno: sono lontani, sono alcuni tra tanti e non ci va di pensarci troppo. Ma se solo uno inizia ad immedesimarsi su cosa è capitato a loro e su come sono stati bellamente ignorati con la scusa che non chiedevano formalmente aiuto allora sale la tristezza e la rabbia. Certo che non mi va molto essere ricordato sui libri di storia come la generazione che ha fatto fuori tanta gente, così come immagino non piaccia a nessuno essere della generazione che ha tirato fuori un Hitler...

"Salvami, o Dio:
l'acqua mi giunge alla gola.
Affondo in un abisso di fango,
non ho nessun sostegno;
sono caduto in acque profonde
e la corrente mi travolge."
(Sl 68,1-2)

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28 luglio 2022

Un bambino non nato

 In questi giorni purtroppo c'è stato il parto di un bambino morto a un giorno dalla sua nascita. Una cosa tristissima, ancor più che conosco i genitori e i nonni del bimbo... La cosa più inquietante è dover compilare l'atto di morte con nome e cognome del bimbo. Proprio come se fosse una persona qualunque, ma non è mai nato. Veramente se non ci fosse nulla dopo la morte metteremmo una croce su questo genere di esistenza. E invece lui ha vissuto nel grembo di sua madre per nove mesi e anche se su questa terra non ha vissuto neanche un minuto... è stato "qualcuno". Certo che situazioni come questo sono un pugno nello stomaco per chi concepisce l'aborto come un "diritto"... ancor più della donna. Ma quei bimbi non sono "della mamma" ma "nella mamma" e non sono nessuno, sono qualcuno.

Comunque ho ammirato la forza dei genitori di questo bambino e la loro fede. Bisognerà essere all'altezza di dire qualcosa durante il funerale e non sarà proprio facile.

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26 febbraio 2022

Il sonno della morte?

 Mentre oggi leggevo l'inserto "Economia civile" di Avvenire ho colto una formidabile espressione, che mi ha ricordato la seconda lettura di oggi (domani) sulla quale avevo preparato l'omelia. Dice don Giovanni Cesare Pagazzi, docente di ecclesiologia familiare all'Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia: "A differenza della quasi totalità dell'Antico Testamento e dell'intera cultura coeva, Cristo non spiega il sonno a partire dalla morte (il sonno è una morte temporanea), ma decifra la morte a partire dal sonno: "La bambina non è morta, ma dorme" (Mc5,39). Ciò significa: non il sonno è come la morte, ma la morte è come il sonno; in essa si cade, ci si smarrisce, si perde il mondo, ma non per sempre, poichè - come dal sonno - si sarà risvegliati". Io la leggo anche così: bisogna sapersi abbandonare al sonno per poter dormire, altrimenti non si imparerà ad abbandonare alla morte...

"La bambina non è morta, ma dorme" (Mc 5,39)

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14 gennaio 2022

La grammatica dell'aldilà

 Ieri ho parlato con un signore che conoscevo e che ha perso un fratello per infarto. Era disabile e questa morte dice che gli aveva generato molta rabbia dentro, perchè gli sembrava ingiusta. Poi però dice di aver ricevuto una serie di segni che lo hanno rasserenato, facendogli capire che suo fratello era nella pace e sarebbe stato vicino alla sua famiglia sempre. Segni che possono essere tutti presi come casualità: una foto per la lapide del cimitero trovata per caso con i pollici alzati in segno di ottimismo, la vicenda collegata con una stella, la nipote (figlia di lui che raccontava) che dopo tanto tempo risulta positiva al test di gravidanza il giorno dopo il funerale... Invece lui li ha interpretati come segni dalla nuova vita del fratello, anche perchè lo hanno rasserenato molto e rafforzato la fede.

Alla fine convenivamo che la nostra cultura non conosce la grammatica dell'aldilà. Come se fosse una lingua straniera. Un po' perchè non ci crede, un po' perchè lo considera come una iattura, un po' perchè pensa che non ci siano contatti tra aldilà ed aldiqua. Peccato: si taglia via una bella fetta di esperienze e di linguaggi tra vivi e defunti che farebbero del bene a tutti.

"Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? " (1Cor 15,12)



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19 luglio 2021

amore e morte

 Sabato mattina c'è stato il funerale di mio zio a Cumiana. Aveva 92 anni, uno degli zii più anziani, che ha iniziato a "lasciarsi andare" quando ha scoperto che mia zia stava perdendo i colpi e non sapeva più quel che si faceva. Non l'ha più riconosciuta e non ha più trovato decente vivere così. Così è morto lui prima di lei. Una vicenda molto triste ma che mi ricorda quella di un altro mio zio, che ha fatto la stessa fine. Una vicenda che denota però il legame d'amore tra le persone e come una persona può talmente incidere nell'altra da ferirla (suo malgrado) quando non è più la stessa e diventa irriconoscibile. Si dirà: è necessario essere forti e qualcuno è riuscito a resistere alla malattia degenerativa del coniuge. Vero, ma sono due testimonianze diverse: questa della forza d'animo, quella della fragilità umana. Nella prima la fede dà la forza, nella seconda dà la certezza di ritrovarsi in un'altra vita.


"Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele?
Come potrei trattarti al pari di Admà,
ridurti allo stato di Zeboìm?
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione."
(Os 11,8)



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08 marzo 2021

Ripresa del sinodo

 La parrocchia ha concluso il sinodo a gennaio 2020, in tempo per concluderlo veramente prima della grande epidemia. Un anno di congelamento e ora passo passo si stanno riprendendo e portando avanti alcune decisioni assunte in quell'occasione. L'altro giorno il punto sulla presenza della parrocchia in quartiere, ieri pomeriggio l'accompagnamento attraverso la liturgia delle persone colpite da lutti e prove. Su questo punto si è parlato molto di come viene vissuta la morte in un contesto come quello di una città di oggi e si va a tentoni, perchè le situazioni sono le più disparate. Sulla base di com'è la situazione di una famiglia si può capire che tipo di liturgia costruire attorno, ma come si fa a conoscere tutti?

Eppure una cosa è certa: i funerali aumentano di numero e in certe situazioni sono veramente dei freezer, visto l'atteggiamento con cui molti vi partecipano. Ma sono una delle frontiere della evangelizzazione, sia perchè ci passano ancora molti, sia perchè sono momenti in cui le corde del cuore sono più sensibili. Per questo ci vuole una grande capacità di "sentire".

"Poi diede loro quest'ordine: «Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l'Hittita, nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita come proprietà sepolcrale. " (Gn 49,29-30)

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12 agosto 2020

un triste funerale

 Questa mattina ho celebrato uno dei funerali più tristi. Morto un giovane di 37 anni ma non c'era neanche metà chiesa piena. Aveva avuto una vita travagliata, è vero, ma neanche troppo per piena responsabilità sua. La madre, che ha perso il marito solo qualche mese fa, ha voluto agghindare la chiesa come se fosse un matrimonio, con composizioni floreali e un fiore su ogni banco. Lui non era sposato e lei ha fatto come se si stesse sposando oggi... Teologicamente ci sta (infatti abbiamo letto il Vangelo delle nozze del figlio del re...) ma ciò che la madre volesse richiamare era certo altro. Non una lacrima ma grande compostezza: la tristezza ti passava per i pori, al punto che ho dovuto impormi per non farmi prendere anch'io da una specie di sentimento amaro e tenere aperta la porta della speranza.



" «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. " (Mt 22,2)

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24 aprile 2020

Famiglie provate dalla morte

Ieri sono stato chiamato per l'unzione ad un signore da tempo malato, che conoscevamo e che nonostante fosse su una sedia a rotelle, era sempre di buon umore. Mi sono accorto che è da qualche settimana che non veniamo più chiamati a benedire le salme al cimitero, perchè magari le agenzie fanno prima a richiedere la benedizione del diacono che presta servizio là, senza star tanto a cercare le parrocchie. Un mese fa mi era capitato una volta. Da una parte mi sono sentito un po' in colpa: manco mi sono accorto della situazione. Altamente improbabile che nessuno della nostra parrocchia sia morto in un mese... Poi mi sono un po' rassegnato: qui siamo coinvolti tutti quanti sia come chiesa che come stato. Epperò la conclusione è stata: ci siamo rassegnati troppo presto. La creatività umana è vasta e si poteva trovare una qualche soluzione a cui non si è subito pensato. Ma no: la creatività si cita solo per le aziende e per le arti. Per la fede non serve... In fondo c'è poco da creare: ha già fatto tutto il Creatore. O no?

"Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21,5)

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30 marzo 2020

le esequie al tempo del virus

Ora posso capire che cosa si muove al tempo del covirus.
1. Ieri con la mia famiglia ci dicevamo che tutto sommato non poter ricevere visite e non dover sobbarcarci la questione del funerale di una persona che avrebbe attirato tanta gente (per diversi motivi) rendeva tutto più intimo era un valore aggiunto
2) oggi al cimitero eravamo in 7: io, mia madre, mia sorella, mio cognato, mio nipote e una signora con il figlio che si sono tenuti a distanza, ma che volevano esserci. Ho capito che un sacco di gente avrebbe voluto esserci e che non c'è stata; mi ha mandato all'aria la riflessione del giorno prima
3) stasera mi ha cercato la mia professoressa di italiano delle superiori perchè era morto il marito e cercava di capire come fare. Non l'avevo più sentita dal 1984. Il momento della morte segna il punto di incontro tra società secolarizzata e richiesta della presenza religiosa.
4) allora ho capito due cose:
- la gestione del covirus  non tiene conto assolutamente degli affetti nella situazione limite della vita umana: la morte. Lo si potrebbe capire in una società secolarizzata, che razionalizza tutto, non lo si capisce nella chiesa che ha sempre predicato che la logica di Dio non è quella del mondo
- ancora una volta di più mi rendo conto che la chiesa che chiede allo stato come regolarsi è come dare ragione alla favola di Esopo che riferisce del lupo che beve al di sopra dell'agnello è gli chiede perchè l'agnello la inquini. Ma con un esito differente: lì il lupo sollevava questioni per far mangiarsi l'agnello. Qui è l'agnello-stato che impone ad una istituzione di duemila anni di adeguarsi. E la chiesa si adegua, anzi chiede consigli allo stato per sapersi regolare e poi mette avanti le questioni etiche per dire che è giusto così. Ma non è giusto così: c'è qualcosa che non funziona

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29 marzo 2020

la morte del padre

Ieri mattina è morto mio padre. Malato da tempo di alzheimer, nelle ultime due settimane si era aggravato e la malattia ha fatto il suo decorso naturale, quasi il consumarsi di una candela. Morto nel migliore dei modi e in famiglia. Tre riflessioni mi venivano.
1. Quando manca uno dei genitori è come se si chiudesse un capitolo di storia. E' vero che si sapeva da tempo, è vero che c'è ancora un altro genitore, ma inizia un capitolo nuovo: ora sei tu che porti avanti la storia. Penso sia per questo che ci sia un quarto comandamento in cui si chiede di rendere onore al padre e alla madre: sono pezzi di te, qualunque sia stato il loro comportamento. I tuoi geni sono in parte loro, anche scientificamente
2. Quando sei colpito da un lutto, anche atteso, cambiano le priorità. Non hai più tanta voglia di prendertela per delle cose che non vanno e, anche se continui a remare di persona sulla tua barchetta, hai voglia di non cercarti i luoghi più arditi, ma di rilassarti interiormente per vivere questo e non altro. Nello stesso tempo scopri che le relazioni con le persone sono le cose più importanti che esistano a sto mondo.
3. Il fatto che sia successo in questo momento, quando non si può celebrare un funerale, non si può ricevere l'abbraccio e non si più abbracciare nessuno mette in campo una domanda più profonda: dove Dio ti sta conducendo? Io che ho sempre battagliato per affrontare questa vicenda del virus a testa alta da parte della Chiesa e non succubi ad aspettare di sapere cosa fare e cosa non fare, con un po' più di fede in Dio che in Conte: tutto questo cosa mi spinge a fare da domani in poi?
Intanto con mio nipote ci stiamo vedendo la trilogia di Matrix: per lui era la prima volta, per me sarà la quarta. Qual è il vero mondo?

"Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio." (Es. 20,12)

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20 marzo 2020

La morte in faccia

Ora si cominciano a vedere i morti. Non solo quelli da virus, ma anche il modo con cui si è costretti ad abbandonare i propri cari senza magari vederli più e vederne solo la bara. Ora inizia la parte meno folkloristica dell'epidemia (se mai ce n'è stata una flokloristica). E ora si comincerà a misurare la temperatura alla propria fede che molti dicono di avere (del tipo "Io credo, ma...").
Anche come comunità cristiana bisognerà pensare non solo a come far stare a casa le persone e neanche solo a come continuare le attività online.

"Seppellii anche quelli che aveva uccisi Sennàcherib, quando tornò fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera egli ne uccise molti; io sottraevo i loro corpi per la sepoltura e Sennàcherib invano li cercava. Ma un cittadino di Ninive andò ad informare il re che io li seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da paura, mi diedi alla fuga." (Tb 1,18-19)

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09 marzo 2020

La morte come parte della vita

Susanna Tamaro
In questi giorni c'è più tempo per leggere e su Vita e Pensiero n. 6 del 2019 un articolo di Susanna Tamaro mi incuriosisce. Si intitola "Accogliere la vita, accogliere la morte". Una riflessione a cavallo di letteratura, paleoantropologia e biografia personale su come il contatto con la morte, a volte molto brusco, da una parte abbia fatto progredire la specie umana, dall'altra l'abbia resa sempre più umana. Un passaggio mi ha fatto sorridere: "La morte è l'unica realtà umana a essere davvero democratica eppure, malgrado questo, è completamente scomparsa dal nostro orizzonte di fortunati abitanti nel mondo occidentale. Perchè mai dovremmo fermarci a pensare a questo irrisorio inconveniente? Non ci sono guerre dalle nostre parti, non ci sono più malattie epidemiche...". Ehhhhh. Mai dire mai.
Una cosa è da condividere: questa crisi, mettendoci in faccia alla morte, ci renderà diversi e dovremmo già pensare da adesso a che tipo di nuova società costruire, senza aspettarsi un "ritorno alla normalità". Anche come chiesa dovremmo pensare a che tipo di testimonianza del Vangelo stiamo dando adesso, proprio adesso che la società è disorientata. Se ci appiattiamo oggi, raccoglieremo quel che avremo seminato.

"E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». " (Rm 8,15)

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07 gennaio 2020

fede quanto un granello di senape...

Appena tornato dal funerale a san Lazzaro di Savena del giovane scout. Un mondo di gente. Ma soprattutto un mondo di fede, a partire dalla famiglia che ha dato l'esempio a tutti. Basta un'ora e mezza e la testimonianza della forza della fede per le giovani generazioni equivale a ore e ore di catechismo, di attività di pastorale giovanile e di altri ammenicoli inventati per darle un tono. Ma la fede ha bisogno di poco. Quanto un granello di senape. Basta che testimoni la forza della vita.
Il sacerdote che era al campo quando è avvenuto il fattaccio e che è stato improvvisamente in prima linea, ha impostato il funerale e l'omelia come una grande festa della fede. Nè memoriali, ma neanche trattati di escatologia. Non consolazioni, ma la gioia del constatare che l'amore vince la morte. Grandioso. Quando scopriremo la forza del Vangelo potremo risparmiarci interminabili discussioni sull'evangelizzazione. Quanto un granello di senape.

"«Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe." (Lc 17,6)

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05 gennaio 2020

volontà del defunto?

Mi ha colpito la vicenda di un signore deceduto nella nostra parrocchia che ha lasciato scritto di non volere funerali, ma solo cremazione. Chi mi ha telefonato ha voluto fissare solo il rosario e mi ha rivelato di voler poi tenere le ceneri in casa. Poichè li conoscevo, ho concluso che non fosse morto molto bene e che magari nell'ultimo momento della sua vita abbia perso ogni speranza. Infatti gli stessi partenti, riportando le volontà del defunto, mi sembravano un po' rassegnati, più che convinti. Ma qual è la volontà del defunto? Quella espressa nel pieno della tristezza magari per una morte non accettata e che ti fa mandare a ramengo tutto? Oppure quella dei momenti migliori, in cui uno immagina il suo funerale e prova a ragionare a partire dalle cose in cui crede veramente? Può un sentimento passeggero diventare "volontà"?

"Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!».  Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. " (Mt 27,5)

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23 dicembre 2019

Natale tra la vita e la morte

Quest'anno esplodono i funerali in prossimità di Natale, anche di persone conosciute o parenti di persone conosciute. Che dire? Si muore in ogni momento dell'anno e non solo in certi periodi. Nello stesso tempo accompagnare un defunto a Natale è particolarmente doloroso. Eppure invita a ragionare sul Natale, festa bella con un retro della medaglia: di quel bambino è ricordata la nascita perchè è morto e risorto. La Pasqua dètta il Natale. Ogni nascita è promessa ma non necessariamente mantenuta e mentre leggo un servizio su National Geographic sui bambini Rohingya che nascono in logori campi profughi in Bangladesh senza che abbiano un minimo futuro, neanche di una terra di appartenenza, mi dico che qui in Occidente abbiamo dimenticato tante cose e continuiamo a vivere col salame sugli occhi.

"Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo»." (Mt 2,13)

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