09 agosto 2025

Edith Stein

 Oggi è la festa di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), patrona d'Europa. Pensando all'omelia per la messa feriale mi sono trovato a considerare che lei è veramente incarnazione della cultura europea e che converrebbe fare riferimento al suo esempio per riscoprire l'Europa in pieno.

1. Tradizione ebraica, tanto per non dimenticare che siamo legati col cordone ombelicale agli Ebrei, nonostante tutto.

2. Laica, rasente all'ateismo ma senza essere ideologica. In ricerca. I fondamentalismi sono nel cristianesimo, nella scienza, nell'ateismo, nelle altre religioni, nelle ideologie politiche. Occorre vaccinarsi con una dose di "gusto per la ricerca del vero, che non è di proprietà di nessuno".

3. Scopre il Cristo e la sua croce. Non è il cattolicesimo la radice europea, ma la figura di Cristo, più radicale, per cui la ricerca della santità coincide con la ricerca dell'umanità. L'Europa non può disumanizzarsi senza perdersi.

4. Battezzata cattolica. I percorsi sono svariati e si passa dall'uno all'altro senza rinnegare quello che c'era prima. La cultura europea non ha tradizione, ma solo tante tradizioni cucite insieme. Per essere fedele a se stessa l'Europa deve mettersi in gioco nelle nuove culture di chi cerca di arrivarci.

5. Vittima dell'olocausto. Il peggior esito dello spirito europeo, quasi a richiamarci che in ogni cosa c'è la facciata oscura come per la luna. Meglio non essere sprovveduti e aver consapevolezza delle derive.

6. Martire in quanto ebrea, pur essendo battezzata cattolica. L'umanesimo è superiore al cattolicesimo, perchè è garanzia di adesione a Cristo, mentre il cattolicesimo è fedele a Cristo solo quando ricerca l'umanità piena.

Ammazza quanta roba... 

" Non accettate nulla come verità che sia privo d’amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità. L’uno senza l’altro diventa una menzogna distruttiva." (s. Teresa Benedetta della Croce)



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20 luglio 2024

viva la spagna

 Di ritorno da quattro giorni a Madrid mi convinco sempre di più che italiani e spagnoli sono molto affini. Anzi, gli spagnoli sono ancora più un casino: residui medievali di persone insieme a posizioni ultra-avanzate (perfino troppo), una alimentazione decisamente non dietetica e specialità di altro genere non male. Poi Madrid è ancora più particolare: città senza troppi luoghi turistici perchè solo dal XVII sec. è diventata importante ma si respira l'aria della capitale dell'impero. E poi soprattutto il senso multietnico: l'impero storico che metteva sullo stesso piano città spagnole, citta del sud Italia, città del sud est asiatico e città dell'America Latina e oggi vedi una popolazione di tutti i colori. Insomma: forse una nazione che fa senza dire troppo e senza vantare troppo, conscia dei suoi limiti e dei suoi errori passati.

Ma forse è troppo: forse è solo il bel ricordo di chi è appena tornato a casa...




















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28 giugno 2024

Quale europa

 Tempo fa avevo partecipato all'incontro con l'ex ministro Fabrizio Barca in occasione della Scuola Popolare sul futuro dell'Europa, che mi aveva deluso soprattutto per il tono vecchio di affrontare problemi nuovi e il congegno decisamente burocratico e statalista che stava alla base delle sue proposte. Poi ho voluto acquistare il libro e leggermelo. La sensazione si è ulteriormente rafforzata. Più che un libro era un vero e proprio quaderno delle buone intenzioni che mai saranno messe in pratica se non parzialmente perchè ne uscirebbe un monstrum burocratico rispetto al quale le istituzioni europee sono niente. Commissioni, legislazioni, regolamenti, verifiche e via di seguito. L'unico capitolo che ho trovato illluminante e con un diverso afflato era l'ultimo, che non per nulla spaziava in avanti: il ruolo dell'Europa nel mondo. E sottolineava come se vuole mantenere la sua identità deve continuare a guardare avanti e mettere al centro diritti e rispetto delle persone. Anche la genialità che spesso è stata usata male dalle potenze coloniali europee potrebbe essere spesa al meglio. Insomma, un po' di aria fresca in mezzo all'aria viziata della burocrazia statalista.

"La sapienza è il più agile di tutti i moti;
per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa." (Sap 7,24)



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18 aprile 2024

Divario tra generazioni


 Ieri ho partecipato all'incontro con l'ex ministro Fabrizio Barca, che ha parlato di Europa e di coesione territoriale. Ha fatto un ottimo aggiornamento e anche informazione su più punti, in particolare su dinamiche europee che richiedono scelte radicali e decise. Ha messo in luce sui rischi di uno sfaldamento territoriale e del venir meno degli ideali europei sui cui molti ancora credono. Ha anche suggerito come ricetta principale il dialogo con le parti in gioco ogni volta si debba decidere una direttiva a lungo termine, per evitare ottimi programmi ma non applicabili, perchè fatti a tavolino, al di fuori di chi ci lavora e ci suda dentro. Ma più proseguiva, più il suo ragionamento mi suonava male finchè ho capito che cosa non funzionava: lui parlava di cose nuove con schemi vecchi. Il suo massimo riferimento in Europa era Jacques Delors: dopo di lui non c'era più nessuno che meritasse. Le sue proposte diffidavano delle banche e delle imprese private: non che non ci sia argomenti da diffidare ma non certo in nome dell'intervento statale o europeo che ha ingigantito la burocrazia. E soprattutto non ha mai citato la sfida dei giovani in tutto questo o tutto il tema dell'economia civile e delle imprese sostenibili sulle quali Avvenire dedica un intero inserto settimanale, tanto c'è da dire. 
Insomma: il suo era un ragionamento che andava bene 20 anni fa e che ora va bene se si fa finta che nel mondo ci siano solo persone da 50 anni in  su, che sanno il valore della democrazia e che hanno visto un mondo che ora non c'è più. 

Mi sa che se si va avanti così e si parla addosso tra soliti noti, il divario con le nuove generazioni, con gente che è straniera e non ha neanche la cittadinanza e con i fautori del ritorno all'autoritarismo e al populismo è destinato a creare due Europe e non una.



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16 ottobre 2023

Lione: apertura al mondo

 Mentre succedeva il dramma in Palestina, io a Lione ho partecipato al convegno organizzato dal Prado con Università statale e università cattolica di Lione sulla figura del fondatore, padre Antonio Chevrier e sulle vicende dell'Istituto fino ad oggi. Un convegno molto massiccio per mole di interventi e di relazioni, a cui non ero abituato. Ma poichè i partecipanti venivano da diverse parti del mondo (i più lontani dal Madagascar e dal Cile), si è voluto concentrare molto in pochi giorni. L'effetto positivo, però, è stata l'apertura alla dimensione internazionale della Chiesa che mi ha fatto capire quanto noi italiani siamo provinciali. Dibattiamo di cose come se si parlasse del futuro della Chiesa e invece è il futuro della chiesa italiana e neanche di tutta l'Italia. In Francia su alcune cose sono decisamente più avanti (per es. il fatto che due preti gestiscano 40 parrocchie nella Champagne farebbe tremare i polsi a ogni sacerdote italiano e invece loro lo fanno con naturalezza e senza farlo sembrare come un atto eroico), ma il loro atteggiamento è molto razionale e certe cose non riescono a coglierle. 

Al di là delle differenze, però, si percepisce che qualcosa accomuna tutti e il vocabolario resta lo stesso. Forse la formazione del clero dovrebbe farci uscire dalle strettoie su cui discutiamo da almeno tre decenni e che ormai non sono neanche più minestra scaldata.

"Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati." (Is 25,6)

Dalla finestra della camera... a Limonest

All'Università Lione 3

Al Prado di Lione

Il Rodano

All'Università Cattolica col vescovo di Lione


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03 gennaio 2020

Il sogno europeo

Sto leggendo in questi giorni un libro del 2004 dell'economista e  sociologo statunitense Jeremy Rifkin, intitolato, Il sogno europeo. Molto interessante e molto rincuorante: la teoria è che il sogno americano sta venendo meno, mentre sta crescendo il sogno europeo, legato all'unione tra nazioni. Il sogno americano era basato sull'autonomia individuale e la possibilità di rifarsi una vita dignitosa basata sulla ricchezza. Il sogno europeo si basa sui legami sociali e sulla possibilità di una qualità di vita migliore. Forse andrebbe un po' aggiornato: il 2004 era ancora anno di ottimismo, precrisi.  Però gli elementi ci sono tutti: custodire una qualità della vita fatta non solo di soldi, ma di altre cose (il cosiddetto italian style), nonostante tutte le difficoltà del momento non va accantonato.

"Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte." (Ap 21,24-25)

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14 dicembre 2019

brexit e democrazia

I risultati elettorali del Regno Unito sembrano sconvolgenti. Chi l'avrebbe detto che ci sarebbe stata un vittoria così eclatante che apre all'uscita definitiva dall'Unione Europea. Eppure è un segno evidente che cerchiamo tutti l'autorevolezza del comando. Qualcuno parla di ritorno ai primi del Novecento, vigilia delle dittature ideologiche di comunismo, nazismo e fascismo: la gente è stufa di melina e cerca l'uomo forte al comando. Non è di per sé un male. Basterebbe che l'uomo forte fosse deciso nel dialogare e poi decidere, non nel dialogare solo oppure decidere solo. Nel Regno Unito almeno le cose sono chiare: non sarà più Europa ma tornerà ad essere Commonwelth. Da noi non è così chiaro, forse perchè nessuno pare avere bene in mente la strada da percorrere.

"Si radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e andarono da Samuele a Rama. 5 Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli»." (1Sam 8,4-5)

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20 ottobre 2019

L'Europa irreversibile

Ho finito di leggere un illuminante libretto di 150 pagine che descrive il funzionamento del Parlamento europeo. Si intitola "Il parlamento europeo. Una introduzione" (alla faccia... 150 pagine solo di introduzione...), scritto da Nicola Lupo e Andrea Manzella dell'università Luiss di Roma. Oltre a capire quante balle raccontano contro l'Europa i partiti che abbaiano contro lo strapotere di Bruxelles (ma questo già lo sapevo, mi sono solo convinto che occorre far conoscere di più i funzionamenti delle istituzioni europee) ho trovato molto interessante la conclusione, che, parlando della Brexit, dice che a rischiare non è l'Europa ma il Regno Unito. Rischio di spaccatura interna. Ormai l'Europa è talmente entrata nel Dna degli europei che staccarsi da essa non significa restare autonomi, ma rischiare spaccature interne. Le radici ormai sono troppo profonde.
E, pensando al lungo cammino verso l'unione delle famiglie dei popoli, mi dico che questo dimostra che si va nella giusta direzione e che i nazionalismi sono i rimpianti di chi non riesce (o non vuole) guardare avanti.

 "A lui tutti i re si prostreranno,
lo serviranno tutte le nazioni" (Sl 71,11)

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