04 gennaio 2022

San Domenico Savio in Africa...

 In questi giorni abbiamo ospitato un sacerdote burundese, don Thierry, che ha scelto di venire da noi perchè devoto di S. Domenico Savio. Anzi, è incaricato nazionale del movimento degli Amici di S. Domenico Savio, che conta circa 6.000 persone. Ci ha raccontato come la devozione al santo non venga dalla congregazione salesiana, ma dal Belgio, attraverso un sacerdote della sua diocesi che ha fondato il movimento in Burundi. Accidenti, un colpaccio... Proprio nell'anno che avevamo deciso di dedicare alla riscoperta del patrono ecco un segno inequivocabile. Oltretutto lui sta scrivendo un libro su questa realtà e sulla devozione al santo così come si è sviluppata in Africa. Chissà se ci verrà restituita una immagine diversa di questo quindicenne. Ultimamente la tendenza è quella di renderlo contemporaneo anche con una iconografia francamente assurda. Non deve essere questa la strada: lui è dell'Ottocento e tale rimane, ma la sua santità deve avere qualcosa da dire anche dopo un secolo e mezzo.

"Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli  e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero." (At 19,1-3)

in questo caso il battesimo è giunto per vie strane a Efeso, come s. Domenico Savio in Burundi...


esempio di iconografia kitsch... povero...


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16 novembre 2020

Un nobel per la pace...andato a male

 In questi giorni la notizia che mi ha colpito di più è stata l'offensiva scatenata dal governo etiope sulle alture del Tigrai. Il presidente parla di attacco a terroristi ma sa tanto di pulizia etnica. Sabato tre razzi hanno colpito Asmara, la capitale eritrea con strage di civili. Sembra tutto un triste déja vu se non fosse che il presidente dell'Etiopia è Abiy Ahmed, insignito del premio Nobel per la pace nel 2019 per la pace raggiunta proprio con l'Eritrea dopo una guerra decennale. E allora come la mettiamo? Ad essere razzisti si dovrebbe dire che sti africani non ce la fanno proprio. Ma dopo quattro anni di Trump non lo si può più dire. Forse che la pace è veramente una speranza e non una realtà di facile acquisizione. Ci vuole tempo e intanto le vittime aumentano. Un po' come per il vaccino e l'epidemia, salvo che in questo caso la violenza è voluta dall'uomo.

"Perché dal piccolo al grande
tutti commettono frode;
dal profeta al sacerdote
tutti praticano la menzogna.
Curano alla leggera la ferita del mio popolo,
dicendo: «Pace, pace!», ma pace non c'è." (Ger 6,13-14)


Abiy Ahmed ritira il premio Nobel per la pace


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01 ottobre 2014

si mangia africano!

Stasera si mangia africano e senza muoversi di casa. Come si fa? Due possibilità:
- comprare un ricettario africano e cimentarsi. Problema: non è un "mangiare africano" ma un "mangiare all'africana" oppure un "mangiare alla moda africana".
- ospitare due ragazzi africani che chiedono asilo politico e sono in attesa della convocazione presso al commissione regionale. Ovviamente ci pensano loro a cucinare africano. Problema: non tutti sanno fare da mangiare.
Noi si è scelta la seconda possibilità. Ci è andata bene perché Ousman e Bilali sanno far bene da mangiare. Vengono dal Gambia e saranno per qualche tempo da noi.
Domani vi dico se è andata bene....

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03 marzo 2012

una voce nuova

Ieri sera è venuto don Bertin Dadié, un sacerdote della Costa d'Avorio in Italia per studio e in servizio in una parrocchia del centro città. Ha tenuto una meditazione sulla Pasqua. Inizialmente speravamo che fosse una voce diversa, nel senso che potesse portare l'afflato africano a contenuti di fede di cui si sente sempre parlare. In realtà la sua è stata una meditazione classica. Eppure a detta di tutti è stata una voce nuova: sintesi, raccontare la fede (invece di fare delle riflessioni filosofiche), linguaggio semplice. Forse è proprio questo l'afflato africano: dire le cose di sempre ma con il linguaggio popolare, dirlo con calore e passione.
Non saremo certo noi a dire a un africano come deve essere per essere un buon africano :-)
Beh gli dedichiamo una foto della serata!

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11 aprile 2010

ancora sull'africa

Venerdì sera c'è stata la seconda serata sull'Africa, organizzata dalla Caritas parrocchiale. Hanno parlato sia due missionari italiani, sia don Marc, il sacerdote burundese che durante le vacanze è in servizio da noi. Purtroppo per un intoppo di internet non siamo riusciti a collegarci in skype con due volontari astigiani in Tanzania. E l'impressione che avevo avuto la prima serata due mesi fa si è riconfermata: quando noi occidentali parliamo dell'Africa per ben che vada diciamo che hanno grandi potenzialità ma che sono stati rovinati dall'Occidente. Il che è vero. Ma quando un africano parla dell'Africa ne parla sempre al futuro e poco al passato. Ne parla come se molte tragedie fossero il dato di fatto da cui partire per costruire qualcosa di nuovo. Noi non ci scrolliamo di dosso la coscienza sporca, loro pare che non si stupiscano del male ricevuto e guardano avanti. Con realismo ma in avanti.

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14 febbraio 2010

notizie dall'africa

Venerdì sera c'è stata in parrocchia la serata di informazione sull'Africa. Alcune testimonianze ci hanno parlato di Costa d'Avorio, Somalia, Burkina Faso e Congo. Così qualcuno ci ha aperto qualche orizzonte e soprattutto Pascal, originario del Congo, ci ha insegnato un modo di pensare diverso. E' stato interessante questo: mentre noi tuoniamo contro la sottomissione femminile per cui la donna africana lavora i campi e l'uomo va in giro, Pascal ci ha mostrato il senso culturale: la donna resta, accoglie, è la casa, la dimora; l'uomo va e poi torna. Anche i giovani scout di S. Damiano che sono stati in Burkina Faso hanno ribadito la dignità delle donne benchè al lavoro nei campi. Abbiamo di fronte le due culture: la nostra occidentale che ha aperto nuovi spazi di libertà, quella africana che ha mantenuto gli spazi della tradizione. Ma quale donna vive con maggior senso la sua vita? Forse noi occidentali dopo aver aperto tante porte, dobbiamo solo più recuperare il senso di tutte queste porte aperte: aperte sì ma per andare dove?

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