28 maggio 2026

Giovani lavoratori

 Martedì mattina ho fatto l'ultimo intervento alla scuola di Carità Arti e Mestieri, classe meccanici, a ragazzi che si stanno preparando per quel mestiere. Il tema era la pace e la settimana precedente avevo fatto lo stesso intervento alle classi di "benessere" e informatica. Uno spaccato molto interessante di giovani che non frequentano certo ambienti parrocchiali anche perchè in parte di altre religioni. I due interventi sono stati molto significativi e li ho vissuti un po' come esami universitari perchè ero su terreno non garantito. Ho scoperto alcune cose:

- la relazione schietta e autorevole (nel senso che credi nelle cose che fai fare e che dici) è la chiave di volta di tutto anche se in un'ora un po' vivi di rendita (alcuni non si osano sfidarti) e un po' non riesci a conquistare tutti (alcuni si fanno i cavoli loro)

- emerge molto bene come intendono la pace: la settimana scorsa erano in prevalenza donne e mettevano al primo posto l'importanza di non usare mai violenza, che invece martedì, essendo tutti maschi, mettevano all'ultimo, facendo prevalere al primo posto "non tollerare ingiustizie piccole e grandi"

- il richiamo all'interiorità e alla pace del cuore è molto attraente per tutti: sembrava che molti ne sentissero l'esigenza e l'attività di stare in silenzio 2-3 minuti è sorprendentemente riuscita

Alla fine mi sono chiesto quando mai la Chiesa incontrerà di questi giovani. Mi sembrava di essere tornato quando ero impegnato nella Gioc (Gioventù Operaia Cristiana) e ci si dedicava principalmente a questi ragazzi. Le cose sono tornate a quei tempi: il fumo negli occhi di una grande maggioranza di giovani che studiano non deve farci dimenticare di quelli che paiono invisibili. 



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20 novembre 2025

La carovana della pace

 Ieri ho partecipato alla tappa della carovana della pace delle Acli ad Asti con un dibattito pubblico al Cpia durato due ore. Sono intervenuti rappresentanti sindacali, un consigliere comunale, uno del patronato nazionale Acli (tra l'altro mio antico amico-collega ai tempi della Gioc), l'incaricato regionale alla pastorale sociale e del lavoro. Ne sono uscito con sentimenti contrastanti. Per un verso mi sono portato a casa la passione per i temi sociali che non si percepisce molto in giro ultimamente soprattutto da quelli della mia generazione. Mi sono portato a casa la sensazione che come comunità cristiane stiamo vivendo in un nostro mondo fatto di discussioni che non sono quelle della gente comune. Mi sono portato a casa la bella testimonianza di dialogo in politica e nell'attività bancaria del consigliere comunale che è stato molto incisivo e anche la riflessione del rappresentante del patronato che ha trasmesso quanto dalle attività di servizio e consulenza si possa lavorare per la pace.

Dall'altra ho avuto anche la sensazione che ci si parla addosso con schemi mentali di anni fa e che certi interventi erano assolutamente scontati. Una specie di esercizio di stile che denota le proprie posizioni prese ma che difficilmente può essere attraente. 

Ma alla fine mi sono detto che ne è valsa la pena, almeno come sforzo di uscire dalla "bolla" in cui a volte in parrocchia si vive.




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25 febbraio 2024

Una testimonianza amara

 E cosa ti potevi aspettare dalla testimonianza di una donna che ha perso tutto in Ucraina per ben due volte nel giro di 10 anni? Che fosse una testimonianza ilare? Che ringraziasse con il sorriso sulle labbra? Che non parlasse della crudeltà della guerra per non ferire troppo gli animi? Eppure dietro un tono amaro si capiva la sua condanna per la guerra ma anche per tutti coloro che la alimentano continuando ad inviare armi. E uno si chiede: ma l'Ucraina dovrà pur difendersi. La risposta sua colpisce nel profondo: "Sembra che il presidente abbia più a cuore la difesa della terra che la difesa delle persone". Touché. C'è un momento in cui la guerra di difesa da legittima diventa insensata e forse qui il confine sta per essere superato.

"un popolo non alzerà più la spada
contro un altro popolo,
non si eserciteranno più nell'arte della guerra." (Is 2,4)

(la foto appena ce l'avrò...)

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24 febbraio 2024

Due anni di guerra

 Oggi è il secondo anniversario dello scoppio della guerra in Ucraina e questa sera in chiesa ci sarà l'incontro di preghiera organizzato dalla Caritas e dalla Pastorale della Salute. Penso che la riflessione più interessante sia quella di Avvenire che questa mattina scrive di quanto la guerra decida poco la pace, anzi l'allontani fino a quando si cede per sfinimento ed allora non è proprio una pace cercata. Nello stesso tempo lamenta che ci siano più energie spese per mandare armi che per iniziative diplomatiche, anche se molte sono andate fallite e che si sia restii ad avviare un vero e proprio progetto di difesa europeo: che sia di difesa e non di offesa. Insomma: la guerra a volte è inevitabile e bisogna prepararsi, ma solo per difendersi. Per il resto occorre moltiplicare gli sforzi diplomatici, senza farsi tentare dall'attesa che una delle due parti prevalga sul campo...

"Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei per noi o per i nostri avversari?». Rispose: «No, io sono il capo dell'esercito del Signore" (Gs 5,13,14a)



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18 febbraio 2024

Navalny

 La morte di Navalny ci ricorda che in Russia c'è un gene terribile che combatte la democrazia e che, come una malattia autoimmune, fagocita i suoi cittadini. Al di là di ogni considerazione occorre:

- andare a chiedere al politico italiano che indossava la maglietta pro Putin (tralasciamo il suo nome per decenza) dove ha messo la maglietta;

- chiedere ai pacifisti se ritengono che il loro genere di pacifismo abbia senso dove vige la legge del più forte;

- andare a chiedere agli ottimisti dell'economia globalizzata se ritengono che veramente l'interesse nel fare affari possa risolvere problemi che hanno a che fare con la politica e con l'istinto primordiale del dominio.

Insomma: tutti quanti dobbiamo farci qualche domanda e poi cercare qualche straccio di risposta pur parziale.

"Giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». (2 Mac 7,9)



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04 gennaio 2024

Una situazione simile: inquietante

Ieri sono andato a vedere il bellissimo film One Life, che parla dell'opera di Nicholas Winton che salvò poco prima dell'esplosione della seconda guerra mondiale più di 600 bambini ebrei dai Sudeti, appena occupati da Hitler. Un film che ti lascia molte emozioni ma anche una domanda che mi frulla in mente da quando questa mattina mi sono alzato. Non siamo nella stessa situazione? Al posto dei Sudeti, i territori occupati dell'Ucraina, al posto della Germania, la Russia al posto della Russia la Cina. Siamo veramente alla vigilia di una guerra mondiale vecchio stampo? 

Le ragioni della pace sfumano: proprio la scarsa reazione mondiale ha contribuito ad esaltare Hitler e di conseguenza un allentamento verso Putin potrebbe fare la stessa cosa. Di qui un'altra domanda: non è che le ragioni della pace, come la intendiamo noi, valgano solo quando non ci sono di mezzo dei dittatori che hanno la potenza come unico obbiettivo? Non è un triste ripiego. E' una legge psicologica, la teoria dello sviluppo morale di Kohlberg: negli stadi più primitivi vige la legge della forza alla quale si reagisce solo affermando una forza superiore.

Decisamente inquietante...

"C'è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Guarda, questa è una novità»?
Proprio questa è gia stata nei secoli
che ci hanno preceduto."
(Qo 1,10)



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21 ottobre 2023

Il virus dell'ideologia

 Ieri c'è stato l'incontro dei direttori dei giornali diocesani di tutto il Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria. Tra gli argomenti l'idea di scrivere qualcosa insieme per le vicende del Medio Oriente. Ma cosa scrivere e come scrivere? Già lì vi erano posizioni diverse: chi più a favore di Israele, chi più contro, chi più a favore di appelli generali per la pace, e così via. Una delle linee che io condividevo e che ho anche esposto era quella di smascherare le posizioni ideologiche, quelle cioè che partono dai fatti ma li cucinano per avvalorare le loro idee, senza mai metterle in discussione oppure vagliarle con spirito critico. C'è molta, troppa ideologia nel dibattito sul Medio Oriente e anche da parte dei movimenti pacifisti: non si arriva a nulla, perchè non si parte dai fatti obiettivi e totali, ma solo da qualche fatto parziale o addirittura da idee teoriche (sionismo, antisionismo, pacifismo radicale, guerrafondismo totale). Ma la gente muore e muore da ambo le parti e muore a causa di chi li usa per affermare le proprie posizioni.


"«È caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo,
carcere d'ogni uccello impuro e aborrito
e carcere di ogni bestia immonda e aborrita."
(Ap 18,2)



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01 luglio 2023

Guai di condominio

 Passando a benedire le famiglie ieri ho incrociato un condominio dove i residenti non sono certo molto "amici" tra di loro. Dalle discussioni verso una famiglia che ficcherebbe il naso dappertutto, alla presenza di numerosi parenti che tra loro farebbero comunella e non risparmierebbero nulla, ai pochi bambini rimproverati perchè giocano in cortile, al tipo che non fa scendere il cane ma lo libera sul balcone e questo piscia sul balcone sotto... Un concentrato di casotti che fa capire quanto fragile sia la coabitazione e quanto sia importante il ruolo dell'amministratore di condominio. Una metafora di quando ci sentiamo assediati dagli immigrati e pensiamo di essere in troppi oppure che abbiamo un qualche titolo di privilegio solo perchè eravamo qui da sempre. Di strada da fare ce n'è...

"Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. Egli disse al suo popolo: "Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese". (Es 1,8-10)


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12 marzo 2023

Cori che fanno riflettere

 Durante le feste patronali era previsto un concerto di cori "Memorial don Giacomo" che si è svolto ieri sera. Organizzato da I Fieuj dla Douja, ha partecipato il Coro Famiglia della parrocchia e il coro Rifugio di Seregno. Una serata con tratti commoventi, come "Io resto qui", il canto alpino composto sulle parole di un soldato morto durante la ritirata dalla Russia, che aveva scritte su un biglietto poi recuperato. Certe tragedie toccano il cuore e rendono diversi: non vanno dimenticate perchè si ripresentano e soprattutto se si abbassa la guardia sulla tragedia della guerra, ci si ritrova a giustificarla. Ma vallo a dire a chi è costretto a farla...


"Dio è per noi rifugio e forza,
aiuto sempre vicino nelle angosce." (Sal 45,2)


Il coro di rifugio Seregno


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16 novembre 2020

Un nobel per la pace...andato a male

 In questi giorni la notizia che mi ha colpito di più è stata l'offensiva scatenata dal governo etiope sulle alture del Tigrai. Il presidente parla di attacco a terroristi ma sa tanto di pulizia etnica. Sabato tre razzi hanno colpito Asmara, la capitale eritrea con strage di civili. Sembra tutto un triste déja vu se non fosse che il presidente dell'Etiopia è Abiy Ahmed, insignito del premio Nobel per la pace nel 2019 per la pace raggiunta proprio con l'Eritrea dopo una guerra decennale. E allora come la mettiamo? Ad essere razzisti si dovrebbe dire che sti africani non ce la fanno proprio. Ma dopo quattro anni di Trump non lo si può più dire. Forse che la pace è veramente una speranza e non una realtà di facile acquisizione. Ci vuole tempo e intanto le vittime aumentano. Un po' come per il vaccino e l'epidemia, salvo che in questo caso la violenza è voluta dall'uomo.

"Perché dal piccolo al grande
tutti commettono frode;
dal profeta al sacerdote
tutti praticano la menzogna.
Curano alla leggera la ferita del mio popolo,
dicendo: «Pace, pace!», ma pace non c'è." (Ger 6,13-14)


Abiy Ahmed ritira il premio Nobel per la pace


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25 aprile 2014

kennedy e krusciov

Ho letto un articolo su Aggiornamenti Sociali di marzo dove si svelano alcuni retroscena della crisi dei missili di Cuba e dell'accordo di pace tra Kennedy e Krusciov con ombre decisamente lunghe sull'assassinio di Dallas. Pare che ad un certo punto Kennedy fosse d'accordo con Krusciov per arrivare alla distensione perfino contro i propri generali che gliel'hanno fatta pagare...
Succede così tutte le volte che qualcuno si immedesima così tanto nell'istituzione che rappresenta (in questo caso l'esercito) da perdere di vista le evidenze morali più semplici. Come fece Caifa con Gesù: "Meglio che muoia uno solo per tutto il popolo". Qualche timore su papa Francesco viene...  (c'è già a livello di voce popolare, della serie "speriamo che gli lascino fare le cose che vuol fare e non gli giochino qualche brutto scherzo..")

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01 aprile 2012

niente di nuovo sul fronte occidentale


E' il titolo del libro di Erich Maria Remarque che avevamo letto in classe nelle ore di "narrativa" e che parla di un gruppo di giovani soldati tedeschi durante la prima guerra mondiale. Ricordavo le scene crude di quella storia (allora facevo terza media) e ora che lo rileggo dopo tanti anni mi fa ancora più impressione. Soprattutto per l'insensatezza delle guerre e per l'abbruttimento che portano con sé. Oggi le guerre (come diceva un ufficiale di marina civile che aveva frequentato il corso per cresimandi adulti) sono tutte paradossalmente "missioni di pace" ma si continua a morire e se è vero che si sviluppano legami profondi di amicizia e di cameratismo, è anche vero che si continua a contribuire alla violenza generale.
Certo l'esercito può essere importante in certe operazioni internazionali, ma qual è il confine tra "missione di pace" e guerra bella e buona?

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10 settembre 2010

chiese e pace

Ho finito di leggere il documento preparatorio per l'assemblea ecumenica delle chiese cristiane che si terrà in Giamaica nel 2011 e che è tutto dedicato alla pace. Inizia con un richiesta di perdono per tutte le volte che le varie Chiese sono cadute nella tentazione della violenza, sull'onda delle richieste di perdono di Giovanni Paolo II. Verrebbe da dire: troppo tardi... anzi, sarebbe meglio fare un serio esame di coscienza per verificare quali violenze attualmente vengono fatte dalla Chiesa per evitare che fra qualche decennio non ci si trovi a chiedere perdono per queste...
Ma poi penso che il chiedere perdono sia il primo passo per cambiare atteggiamento verso gli altri e che chiedendo perdono si riconosce la propria fragilità non solo passata ma anche futura. Chi ha nulla da farsi perdonare, deve essere un mostro di perfezione... meglio non averci a che fare.

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