20 agosto 2023

Tornare ai racconti?

 Ieri sera ho partecipato ad un bellissimo spettacolo di Luigi d'Elia che ha raccontato per un'ora un pezzo intitolato "Aspettando il vento" ambientato nella sua Puglia con bambini come protagonisti e uccelli migratori. Siamo rimasti a bocca aperta per tutto questo tempo, presi come se fossimo ancora bambini noi. Eppure, come al solito, era un racconto ricco di suggestioni, sia sulla fatica e la bellezza di crescere, sia sul rapporto con la natura. Due osservazioni.

La prima. Chi ha presentato lo spettacolo, Tonino Catalano, ha detto che ogni tanto è bene staccarsi dal tempo che scorre e fare ampie parentesi del "tempo che si blocca e non passa" come quando ascolti un racconto del genere. Lì si può andare in profondità. Infatti. E' la stessa distinzione che s. Agostino faceva tra chronos e kairos, per dire che il tempo di Dio era il secondo. Molto interessante: andare in ferie può anche solo significare riprendersi la qualità del tempo e liberarsi dal meccanismo dell'orologio.

La seconda. Non è una novità, ma se il racconto prende così tanto, forse varrebbe la pena fare qualche omelia in forma di racconto (non i soliti raccontini moraleggianti di Bruno Ferrero, però) oppure pensare alla trasmissione della fede come racconto. Ci lasceremo dietro qualcosa in termini di "precisione", ma ci guadagneremo in termini di emozioni. 


Luigi d'Elia


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15 gennaio 2012

contestazione all'omelia

Mi è successo per la prima volta in più di 10 anni. Qualcuno dopo la messa delle 8,30 mi ha fermato per contestare l'omelia, che, essendo nella giornata mondiale delle migrazioni, toccava anche l'argomento dell'incontro tra culture. Contestazione benevola, visto che era di uno che conoscevo e che era molto legato alla fede, ma contestazione un po' "dovuta", dal momento che il fratello era stato appena rapinato da banda di stranieri e che sempre stranieri avevano danneggiato altri parenti in Veneto. Forse opinione sua tipica da veneto leghista, ma non grezza, dal momento che era ben documentato.
Alla fine abbiamo parlato quasi mezz'ora: all'inizio mi sono scaldato io, alla fine ci siamo lasciati riappacificati, concordando che il problema è la delinquenza non la nazionalità. Lui però propendeva ad essere più benevolo sulle donne straniere che se delinquono non lo fanno con violenza e meno sugli uomini stranieri.
Il dialogo tra culture è roba lunga e complessa...

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21 febbraio 2010

ancora sulle omelie

Ieri sono stato al convegno regionale delle comunicazioni sociali della conferenza episcopale piemontese e un giornalista della Stampa, Michele Brambilla, nel suo intervento ha detto che secondo lui la gente nelle omelie non amerebbe sentire parlare di tutto (dagli immigrati, all'aborto, alle questioni di attualità) ma amerebbe sentire il cuore del mistero cristiano, cioè ciò che non sente da nessun'altra parte. Io che avevo deciso di cambiare l'omelia di oggi, che mi sembrava troppo "spirituale", ho deciso di mantenerla così com'era. Veramente difficile costruire l'omelia... Che ne pensate?

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03 febbraio 2010

omelie dei preti

Ieri c'è stata una discussione in Consiglio Presbiterale sulle omelie della messa domenicale. Secondo il segretario della Conferenza Episcopale Italiana molte sarebbero pastoni immangiabili. Qualcuno dei presenti diceva che la prepara dal lunedì precedente per poterla "ruminare" bene. Qualcun altro parlava di scriverla. Qualcun altro ricordava i tempi in cui si studiava dizione. Qualcuno ha parlato anche della convinzione e della fede che dovrebbe trasparire dalle parole di chi la tiene. Che cosa colpisce di più di un'omelia?

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