28 luglio 2026

I paesi sono meglio della città?

 Dipende dai paesi... Ieri sono andato a trovare un confratello in convalescenza dopo un incidente, che soggiorna nel paese di cui è parroco e abbiamo avuto modo di parlare della situazione ecclesiale nei paesi e in città e, più diffusamente, del senso civico della gente. Io ho sempre avuto un debole per i paesi rispetto alle manfrine della città, specialmente di una città come Asti che si bea del suo Medioevo e sembra pensare poco al futuro (al massimo pensa al presente). Forse perchè vengo da un paese che invece il futuro l'ha progettato eccome, facendosi guidare da amministratori giovani (non è garanzia, ma sicuramente meglio che le mummie). Invece devo ricredermi: certi paesi sono veramente peggio del museo egizio, che almeno ha un direttore che lo rende sempre attuale. D'altronde la concorrenza tra certi paesi fa veramente sorridere, ma pare sia anche questa in via di estinzione insieme alle persone che l'hanno sempre portata avanti e alimentata.

Ma poi parlando ci siamo resi conto che non è neanche questa una analisi giusta. Al contrario: paesi e città sono molto simili (ma anche il resto d'Italia), perchè c'è un palcoscenico sui cui si muovono e dibattono le persone note (politici, forze economiche e sociali, certo volontariato, ecc.) e sembra che sia una guerra continua e poi c'è il vero terreno in cui lavorano quasi sempre all'ombra persone, gruppi, giovani e forze vive senza le quali Italia, paesi e città sarebbero già andate allo sbando da molto tempo. I media purtroppo non aiutano perchè guardano solo al palcoscenico, ma se si vuole recuperare la speranza occorre voltare lo sguardo da un'altra parte.




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09 marzo 2025

Rimpatriata rurale

 Ieri sera sono stato a cena da un amico a Valfenera insieme ad altri, tra cui uno con cui si andava spesso in vacanza e in montagna insieme e che ora è a Montecitorio. Una rimpatriata, si direbbe, in cui ho potuto respirare come il mondo del paese sia completamente diverso da quello della città. E non nel senso che siano più indietro, ma che da una parte sono avanti in quanto a intraprendenza, voglia di fare, capacità di lavoro e di fatica, dall'altra tendono ad avere una visione del mondo semplificata e non disponibile a fare analisi raffinate e complesse. Nello stesso tempo mi sono confermato nella loro capacità di dialogo tra generazioni (un suo figlio di 21 anni è sempre stato con noi, nonostante i discorsi a volte fossero "da grandi") e nel loro amore per il territorio, fino alla gelosia... Insomma, un rimpianto della vita da paese...

" andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: "Sarà chiamato Nazareno"."



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11 febbraio 2025

La fede nei paesi

 Ieri mattina ero a San Damiano dalla famiglia e sono andato alla messa feriale in parrocchia. Lunedì è giorno di mercato: quattro sacerdoti concelebranti (tra cui io) e la gente che da noi viene a messa la domenica alle 8,30. Tantissima per essere un giorno feriale. Di diverse età (non solo anziani). Sindaco e due carabinieri anche perchè era la messa per un maresciallo recentemente defunto. E' vero che non tutti i paesi sono così. Ma è anche vero che c'è paese e paese e non si può fare di tutte l'erbe un fascio. Se penso che vengo da un paese così non posso che esserne orgoglioso (nonostante tutti i rischi di campanilismo, nazionalismo, particolarismo, ecc. ecc.). Ma soprattutto è segno che la fede continua ad essere viva nonostante tutto, dappertutto.


"Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò." (Gn 12,1)

sageruma nen... ma va bene come contrasto



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17 aprile 2024

La fede nei paesi

 Ieri sono stato ad un funerale a Villanova, dove avevo prestato servizio come seminarista un po' meno di 30 anni fa. Ho ritrovato il senso di comunità e di parrocchia che c'era allora: sarà il momento particolare, dato che si seppelliva una persona molto importante nella vita di parrocchia e di paese, ma un funerale di un'ora e mezza non l'avevo mai visto. In città ti avrebbero messo fretta per non arrivare in ritardo al cimitero e pagare la multa... Ancora una volta mi accorgo come sia la vita di paese (anche se di un paese un po' grosso) e non quella di città ad essere "a misura di essere umano" e come la fede lì si unisca più naturalmente con la vita civica. Perchè non riproporre le dinamiche di una parrocchia di paese dentro la città? Certo non viene naturale: viene più naturale la legge dei grandi numeri e della perfetta organizzazione. Ma forse il valore aggiunto che darebbe la comunità cristiana al territorio starebbe proprio nel genere di rapporti che si crea quando si vive come se si fosse in una famiglia allargata e non in una città.

"Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo." (Gio 3,3-5)

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02 ottobre 2023

Parrocchie di città e di paese

 Ieri sera ho recitato un rosario in una parrocchia di frazione e sono stato rituffato dentro ad una realtà diversa. In città i rosari rispecchiano bene sia la persona per cui si celebrano sia la vita di città. Per lo più, tranne rare eccezioni, ci metti metà tempo a creare il clima giusto e te lo godi per l'altra metà. In paese pare di no: si crea subito, anzi magari anche prima dell'inizio, e te lo godi tutto. Non so chi abbia deciso che il futuro sarà la vita nelle città e lo spopolamento dei paesi: la tendenza è quella. Di sicuro la pastorale in città deve essere un po' diversa dalla gestione delle singole parrocchie, come se fossero altrettante parrocchie di paese. Ogni tanto un tuffo in paese farebbe bene a tutti.

" Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso." (Lc 2,51)

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11 giugno 2023

Paesi e città

 Ieri sera sono andato a trovare un mio amico a Valfenera e siamo andati alla festa del paese a mangiare qualcosa mentre l'Inter perdeva a Istanbul. Era un po' che non frequentavo paesi (neanche a s. Damiano riesco, dato che vado solo a cena a casa e poi rientro senza neanche vedere il centro...). E mi ha colpito ancora una volta come la vita del paese sia molto diversa da quella della città. Ovviamente si conoscevano quasi tutti, ma soprattutto tra i giovani pareva non esserci quel canone di bellezza che in città diventa obbligatorio: decisamente più ben messi, senza troppe moine e con fare più rude. Ovviamente quella era l'impressione, ma possiamo pure  confrontarla con l'impressione in città. Pareva esserci una certa tolleranza verso comportamenti border-line, come se si concedesse qualcosa in più nel momento della festa. Anche parlando dell'andamento delle parrocchie, si capiva quanto l'aggregazione delle nuove generazioni sia ritenuto ancora importante e quanto l'identità possa valere rispetto all'adesione personale alla fede. E non è un male.. Forse l'accento posto sulla consapevolezza della fede è un tema più di élite, per coloro che hanno strumenti culturali per comprenderla. E forse aderire per appartenenza, anche se sempre più ridotto, non andrà a rire. Altrimenti scomparirebbero i paesi...

"Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: 'Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli;  ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome'." (Ne 1,8-9)

Il popolo di Israele ha una fede per appartenenza.

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27 giugno 2022

ll dramma delle parrocchie nei paesi

 Venerdì sera ho assistito pure ad un'assemblea a san Paolo Solbrito convocata dal sindaco contro la decisione del vescovo di trasferire il parroco (già condiviso con Dusino San Michele) e di accorpare il tutto a Villanova. Un'assemblea da stadio, con animi esacerbati e una marea di commenti poco carini rivolti al vescovo. Subito sono stato colpito dalla violenza verbale, anche se quando sono intervenuto come Gazzetta per chiedere, visti i chiari di luna, se avevano qualche proposta fattibile, sono stato subito riabilitato dal sindaco stesso, che ha raccontato ai presenti il fatto che il vescovo avesse avuto un po' da ridire sull'articolo scritto da me circa i trasferimenti. Così sono diventato "uno di loro" e non più il "rappresentante di curia"... Ma non c'è stato verso di avere una risposta. Quella sera è stato fatto l'elogio del parroco che se ne va e si è parlata dell'importanza di un sacerdote non solo per le cose sociali (scuola d'infanzia parrocchiale, mensa a chilometri zero, oratorio) ma anche come presenza spirituale. 

Ma alla fine è stato votato un sit-in di protesta davanti al vescovado per il 17 luglio a stragrande maggioranza nonostante qualche voce discorde avesse eccepito sia sulla sostanza (in particolare un consigliere giovane che aveva ben presente cosa stesse avvenendo nelle parrocchie) sia sulla forma.

Mentre tornavo a casa non ero arrabbiato per la sostanziale durezza nel negare l'evidenza dell'impossibilità di un sacerdote per 1.200 abitanti. Riflettevo sul dramma vissuto da un paese e sui modi con cui per anni non si è preparata seriamente la comunità a questi cambiamenti epocali e su come nelle parrocchie di città si continui tranquillamente a fare come se niente fosse.


La votazione del sit-in


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29 ottobre 2021

Vita di paese

 Ieri mentre riguardavo il giornale che si doveva chiudere, trovavo le chicche della vita dei paesi. Dal rifacimento dei servizi igienici al cimitero come notizia dell'anno al 105enne deceduto, dal sindaco che va a trovare l'anziano alle polemiche su questioni marginali. Invece in città si perdono tutti i dettagli e si riporta solo il grande avvenimento, la grande polemica, il grande personaggio.
Un po' di nostalgia della vita di paese c'è per due motivi:
- i paesi attualmente sono un laboratorio di vita sociale, di politica, di chiesa
- anche la città è fatta di dettagli, anzi si fonda sull'anziano 105 enne, sui lavori piccoli ma essenziali come un servizio igienico (che manca del tutto ad Asti), sulle polemiche di bottega. Semplicemente non vengono prese in considerazione. Ma se non ci fossero, la grande città verrebbe giù.

Amos rispose ad Amasia:
«Non ero profeta, né figlio di profeta;
ero un pastore e raccoglitore di sicomori;
Il Signore mi prese
di dietro al bestiame e il Signore mi disse:
Và, profetizza al mio popolo Israele.
 (Am 7,14-15)

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